Verso l'amministrazione controllata
VERNATE. La doccia fredda per i lavoratori della Yomo è arrivata alle due e mezza del pomeriggio. Durante l'assemblea sindacale convocata d'urgenza nella sala mensa dell'azienda. La proprietà, durante l'incontro istituzionale convocato in Provincia con i sindacati e il comune di Vernate, è intenzionata a chiedere «l'amministrazione controllata, con ristrutturazione del debito». Niente fallimento dunque, almeno per ora, e niente vendita. A comunicarlo, in un silenzio quasi surreale, sono stati i delegati sindacali della Cgil Silvano Campioni, della Cisl Massimiliano Albanese e della Uil Sabino Di Tanno, scuri in volto come le centinaia di lavoratori presenti. La situazione sarebbe dunque precipitata. Perchè - secondo i sindacati, che si sono detti «totalmente insoddisfatti e preoccupati» dopo l'incontro - questo non è altro che un primo passo verso la procedura fallimentare. Perchè «da 'fallita" la Yomo diverrebbe ancora più appetibile per eventuali acquirenti».
Il clima durante la riunione del mattino è stata tesa e i toni accesi.
Secondo i vertici dell'azienda non ci sarebbero state proposte credibili da parte delle aziende acquirenti per vendere la Yomo, hanno riferito i sindacati che continuano invece a ribadire che ci sarebbero almeno quattro colossi industriali pronti a rilevare lo storico marchio.
Le offerte sono state invece tutte rifiutate da parte della proprietà.
Dal punto di vista finanziario dunque, la situazione già drammatica dell'azienda, non cambia di una virgola. Banca Intesa ha chiuso i «rubinetti» e, secondo i sindacati, sarà quasi impossibile che dalle altre banche possano arrivare fondi perchè la proprietà dell'azienda non godrebbe della necessaria credibilità.
Secondo le confederazioni sindacali la linea dell'azienda sarebbe invece quella di cercare di convincere e coinvolgere i livelli politici, provinciali prima e poi regionali e nazionali, ad assistere la proprietà nella ricerca di fondi nei confronti delle banche facendo leva sulle proprietà immobiliari del gruppo.
I vertici aziendali sono accusati dalla triade sindacale di una condotta «superficiale e pressapochista» che diventa «colpevole a questi livelli». Non è stato accolto l'invito di sindacati e lavoratori alla proprietà a vendere, ad «assumersi le proprie responsabilità» ed è la conferma che invece «stanno lavorando solo per loro».
La Provincia di Milano si è impegnata, intanto, a fare da garante e a convocare a breve (il 23 marzo) un incontro con la proprietà dell'azienda e i potenziali acquirenti per far luce sulla vicenda, dopodichè verranno informate e convocate anche le parti sociali. Soluzioni all'orizzonte per i lavoratori dunque non se ne vedono.
Se ne riparlerà, forse, solo dopo il 23. Al momento di soldi per far ripartire la produzione non ce ne sono.
Anche oggi non si lavora allo stabilimento di Pasturago e continuerà il presidio dei lavoratori davanti ai cancelli, ma il rischio è appunto quello di rimanere fermi anche nei prossimi giorni. E oltre.
«Gli stipendi, qualcuno in ritardo, ma questo mese sono arrivati, e il prossimo?» si chiedono i lavoratori che insieme ai sindacati stanno studiando altre forme di lotta.
Continuità e unità nella protesta dovranno essere, secondo il sindacato, le parole d'ordine delle prossime mobilitazioni.
Alessandro Zaino