Gli 007 temono sabato e voto europeo


ROMA.La psicosi da attentato colpisce anche l'Italia. I falsi allarmi bomba si sono ripetuti ieri da Nord a Sud costringendo gli artificieri a intervenire nel metrò della capitale, nel palazzo di giustizia di Torino, alla stazione Principe di Genova, nel municipio di Modena e poi ancora al comando Fiamme Gialle di Perugia. Ma oggi sono soprattutto due date a preoccupare gli 007 italiani impegnati nell'offensiva antiterrorismo. Date simboliche che potrebbero esercitare un'attrazione fatale sui seguaci di Al Qaida. La prima è alle porte ed è quella del 20 marzo, anniversario dell'attacco angloamericano all'Iraq. La seconda comprende il 12 e il 13 giugno, i giorni delle elezioni europee.
L'analisi compiuta dai servizi segreti italiani non si basa su segnalazioni specifiche di rischio. Ma per gli esperti dell'intelligence è indubbio che dopo le stragi di Madrid l'ipotesi di un attentato eclatante nella penisola si sia fatta più concreta. Secondo gli 007 le conseguenze «molteplici e diversificate» della strage madrilena hanno avuto un impatto «devastante» sull'intera opinione pubblica occidentale. E ora i livelli di protezione vanno innalzati ovunque, anche nei paesi «defilati» come Francia e Germania. I rischi maggiori, rilevano i servizi, potrebbero infatti venire da quell'«effetto di trascinamento» su altre componenti dell'Islam radicale che finora erano rimaste tiepide davanti agli appelli alla guerra santa. L'Italia, scrivono ancora gli 007, era già nel mirino per l'intervento in Afghanistan e per l'appoggio dato in Iraq a Usa e Gb. Ma ora la minaccia dell'integralismo islamico si è fatta «globalmente più estesa»; appare «flessibile, multiforme, dotata di ingenti mezzi economici» e punta a portare lo scontro sul terreno della guerra di religione o del conflitto tra civiltà. Anche per questo l'Italia va considerata un «obiettivo remunerativo» per gruppi che potrebbero puntare ai simboli della cultura cristiana soprattutto a ridosso della Pasqua.
Quella di Madrid, secondo il ministro degli interni Beppe Pisanu, resta un'azione che non poteva essere compiuta senza l'appoggio di fiancheggiatori locali; un'operazione massiccia, ha detto il ministro, in cui sono stati usati 150 chili di esplosivo e che ha richiesto la presenza di non meno di 50 operativi più tutti gli uomini di supporto. Il rischio che si ripeta altrove però esiste e l'Italia non è al sicuro. Non solo perché ospita la Santa Sede e altri obbiettivi stranieri di grande valenza, ma perché sul territorio c'è sempre stata una forte presenza di cellule islamiche addette alla logistica e al reclutamento di militanti.
Il procuratore nazionale antimafia, Pierluigi Vigna, ieri è tornato a insistere sull'esigenza di sfruttare le potenzialità investigative e informatiche della Dna affidandole, per decreto, il coordinamento delle inchieste sul terrorismo. Sul passo che vede favorevole il ministro della giustizia Roberto Castelli si profila l'accordo di entrambi i poli.

Natalia Andreani