Brindisi: ammazza la nonna e torna a Milano a dare l'esame

BRINDISI.Il giorno dopo aver ucciso la nonna ha sostenuto un esame all'università a Bocconi di Milano. Un altro esame l'ha dato sei giorni dopo il delitto. Ne ha superato solo uno dei due, ma non perché nella sua mente passavano i fotogrammi del massacro della nonna, Fernanda Ricciardi, di 87 anni, uccisa il 23 gennaio scorso con 94 coltellate nella sua abitazione brindisina. Il ventunenne, infatti, di quel delitto dice di non ricordare quasi nulla perché - secondo la polizia - ha agito in preda ad un raptus provocato da una profonda crisi depressiva. Per questo motivo è stato rinchiuso, in regime di arresti domiciliari, nell'ospedale psichiatrico di Ceglie Messapica (Brindisi). Di quel 23 gennaio il presunto assassino ricorda solo di essere andato in un'agenzia di viaggi di Milano dove ha acquistato un biglietto ferroviario di sola andata per Brindisi; poi ricorda il tentativo dell'anziana di proteggersi il volto mentre cadeva sul pavimento della cucina in una pozza di sangue. E ammette di aver percorso la strada che porta da Brindisi all'aeroporto cittadino seduto sul sedile posteriore di un'autovettura, poi risultata un taxi. In seguito, si è accorto di avere dei tagli sulle mani e macchie di sangue sui pantaloni. Diverse le prove raccolte dalla polizia a suo carico. Tra queste una telefonata che testimonia lo stato psicologico in cui versa il ventunenne. Mentre parla al telefono con un'amica dice: «A volte dentro di me c' è un mostro che colpisce e che non riesco a fermare».
Le indagini si sono concentrate sul nipote della vittima dopo che la polizia ha accertato che questi ritornò a Brindisi da Milano in treno la mattina del 23 gennaio per poi ripartire in aereo per il capoluogo lombardo alle 15.20. L'omicidio, come ha stabilito l'autopsia, fu compiuto in un arco di tempo compreso tra le 12.30 alle 14. Gli investigatori avevano capito subito che non si trattava di una rapina o di un'aggressione perché la porta di casa dell'anziana non era stata forzata. Dopo il delitto, il ragazzo fu interrogato dal pm inquirente del Tribunale di Brindisi, Paolo Bargero, ma non fu in grado di giustificare la sua trasferta a Brindisi, ingiustificata anche per il fatto che i suoi famigliari vivono a Galatina (Lecce). Anche per questo motivo le indagini si concentrarono su di lui. Ieri mattina è stato arrestato e nel primo pomeriggio ha confessato.