Italia, scatta la massima allerta

ROMA. Cinque città sotto stretta sorveglianza, ottomila obiettivi sensibili da controllare, 12mila uomini da impiegare. Queste le cifre dell'allarme italiano, reso più alto dalle notizie degli arresti in Spagna, che rafforzano sensibilmente la pista del terrorismo islamico. Sul piano operativo sono state poste in allerta Roma, Milano, Napoli, Bologna e Perugia. Negli altri capoluoghi attenzione alta, ma le prefetture non hanno attivato nessuna misura straordinaria.
La circolare diramata dal Viminale l'11 marzo, a poche ore dalle stragi di Madrid, invita a potenziare i servizi di controllo su tutti gli obiettivi sensibili del paese, con particolare attenzione ai centri nei quali si trovano sedi spagnole. L'allerta è subito scattato nei principali aeroporti italiani, come quello di Fiumicino, nelle stazioni ferroviarie e nelle metropolitane. E, più in generale, su tutti gli obiettivi sensibili finiti nella lunga lista stilata dopo l'11 settembre e continuamente aggiornata.
Lo sforzo richiede risorse economiche e umane straodinarie. Qualcuno - i rumors dicono addirittura il ministro dell'interno Giuseppe Pisanu - sospetta di non averne abbastanza. Il premier Silvio Berlusconi interviene per garantire che i fondi per la sicurezza dei cittadini sono «assolutamente adeguati». E cosi chiude sul nascere una polemica su un presunto litigio fra Pisanu e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, parco nel concedere alle forze di polizia soldi promessi dall'estate scorsa.
Sul piano politico prende corpo l'ipotesi di una manifestazione bipartisan, proposta dal segretario dei Ds Piero Fassino e accolta con disponibilità dal vicepresidente del consiglio, Gianfranco Fini.
La manifestazione potrebbe svolgersi all'ombra dei gonfaloni dei comuni. Il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, presidente dell'Anci e destinatario di recente di un pacco bomba di matrice anarchica, ha proposto di manifestare giovedi 18 marzo, in Campidoglio, a Roma. Due giorni prima della manifestazione per la pace del 20 marzo.
Ma se il centrodestra è disponibile, Ulivo si presenta diviso. L'ala più radicale (verdi, comunisti italiani, correntone ds) respinge l'appello a manifestare insieme alle forze che sostengono il governo, portando nuovamente allo scoperto la spaccatura emersa nel voto parlamentare sulla missione italiana in Iraq.
C'è chi cerca una soluzione. Al congresso della Margherita a Rimini, Massimo D'Alema sostiene che «le due proposte della manifestazione pacifista e di quella unitaria sono giuste e non contrapposte».
Romano Prodi ritiene che in Italia l'unità contro il terrorismo sia già un dato acquisito. Prodi non sembra dare troppa importanza al problema della manifestazione: il modo di esprimere il sentimento che unisce gli italiani contro il terrore, dice, «può essere secondario», mentre è fondamentale rilanciare il ruolo della politica nella comprensione delle crisi mondiali e affrontare con determinazione il problema della sicurezza.
Il centrodestra, comunque, è pronto a scendere in piazza. A patto che la manifestazione, avverte il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, «sia non solo contro il terrorismo ma anche contro ogni forma di violenza politica». Bondi vorrebbe fare dell'appuntamento una chiamata addirittura del governo tanto da proporre che sia lo stesso Berlusconi a decidere la data.
A.G.