Un'idea di Renzo Piano per l'ex-Neca

PAVIA. «Tre anni fa ho fatto un sogno: la Fondazione Banca del Monte comprava ex-Neca ed ex-Marelli e ne faceva il cuore della nuova Pavia. Ora forse la prima parte del progetto diventerà realtà: abbiamo stabilito un contatto con il curatore fallimentare». Il presidente Aldo Poli racconta com'è nato il progetto di acquisire l'ex-Neca e che conta di realizzarvi centro congressi, quello espositivo, hotel, multisala e parcheggio sotterraneo. E svela un segreto: «L'architetto Renzo Piano una volta mi suggeri l'idea di realizzare una terrazza aerea di vetro tra il futuro centro congressi e la stazione Fs, da estendere magari alla Marelli». Il leader annuncia poi che entro aprile la sede della Fondazione sarà trasferita al palazzo in Strada Nuova.
Presidente Poli, quando è nato il progetto ex-Neca della Fondazione Banca del Monte di Lombardia?
«Circa tre anni fa, dopo la chiusura della Magneti Marelli. Una notte ho fatto un sogno e la mattina dopo l'ho raccontato ai consiglieri pavesi Andrea Astolfi e Ferdinando Crovace, che mi hanno detto 'Bello, il tuo sogno"».
Un sogno alla Martin Luther King?
«Ho sognato che la Fondazione facesse qualcosa di pavesemente grande, eclatante: compravamo le aree dismesse ex-Neca ed ex-Marelli e ne facevamo il cuore pulsante della Pavia dell'eccellenza. Per un anno e mezzo, però, ho dovuto riporre il progetto nel freezer, perchè si discuteva la riforma delle Fondazioni e tutto era bloccato. In cuor nostro, tuttavia, il sogno restava ben vivo e, quando la situazione si è chiarita, l'abbiamo rispolverato».
In che cosa consiste?
«La Fondazione compra gli 86 mila metri quadrati dell'ex-Neca dal curatore fallimentare. Ottantaseimila metri quadrati sono uno spazio enorme. Ci può stare il centro congressi, l'area espositiva in modo da liberare il Palazzo Esposizioni, la multisala cinematografica, un hotel, un grandissimo parcheggio sotterraneo. Un super-centro direzionale che si integrerebbe magnificamente con il polo tecnologico della contigua area ex-Marelli, con l'incubatore, l'innovation centre, i servizi e tutto quello che si prevederà di fare li».
Ma la Marelli si è accasata diversamente.
«Benissimo. Non ci sono problemi. Il sogno è tutt'altro che tramontato, si può realizzare. Un bel giorno, a Roma non ricordo più quando, forse in aeroporto, incontro casualmente Renzo Piano»
Il grandissimo architetto genovese?
«Proprio lui. Gli racconto il mio sogno. Lui mi dice: 'Uhm, interessante, mi faccia uno schizzo per capire". E io 'pronti". Piano mi da questo suggerimento: 'Qui ci vuole a una passerella mobile sopraelevata, un 'tapis roulant", che colleghi i due centri direzionali venturi alla stazione ferroviaria».
Ha chiesto a Piano se per caso fosse disponibile a fare lui il progetto?
«Si. Mi risponde 'Pavia è bella ma non ho tempo". Però mi ricompensa con un altro suggerimento: 'Pensate a un tapis roulant in plexiglass, una specie di terrazza sulla città dei tetti rossi, quella di Angelini"».
Si può ancora fare?
«Certamente si. Con l'avvocato Farinacci, curatore fallimentare della Neca, abbiamo avuto un primo abboccamento. Verrà sentito il giudice fallimentare. Siamo fiduciosi, l'accordo è possibile, nell'interesse della città. Contestualmente al primo contatto con l'amministrazione Neca abbiamo informato l'assessore regionale Giancarlo Abelli. Un incontro informale. L'accordo col Pirellone è indispensabile».
Che cosa vi ha risposto Abelli?
«Ha espresso compiacimento».
E la proprietà della Marelli cosa vi ha detto?
«Calma, siamo appena all'inizio della partita. Se il curatore bandirà l'asta parteciperemo. Tuttavia ci rendiamo conto che i passi non sono semplici. Noi abbiamo l'intenzione, ma tra il dire e il fare c'è l'oceano, non solo il mare. Le notizie bisogna darle, ma anche raffreddarle».
Quanto vale l'area ex-Neca?
«Impossibile rispondere».
Se il curatore fallimentare vi dà disco verde, poi che succede?
«Coinvolgiamo la città in tutte le sue espressioni: il Comune, la Provincia, la Camera di Commercio, tutte le istituzioni che hanno voce in capitolo. Rivolgiamo questa domanda, per cominciare: che cosa volete esattamente su quegli 86 mila metri quadrati? Quale centro congressi? Quale area espositiva, quali altri servizi e infrastrutture? Al di là delle indicazioni del Piano regolatore, la città deve sapere quali infrastrutture servono nell'ex-Neca. Successivamente, una volta messo a punto il piano dell'occorrente, ci affideremo ai progettisti. E costituiremo una società strumentale per acquistare e costruire. Insomma, la normale procedura tipo quella dell'area ex-Marelli».
Scommettete a occhi chiusi sull'ex-Neca?
«Si. E' il futuro. E' strategica nella sua centralità. Servita in modo notevole. A 14 minuti di treno da Milano, collegata alla ex-statale dei Giovi. Alla rotonda tra la tangenziale e il raccordo per la A7 si potrebbe riattivare il tratto che entra nell'area Neca».
Ma voi sapete bene che un pezzo di Pavia teme l'abbraccio troppo stretto con la metropoli, anche se questo significa sacrificare qualche opportunità di sviluppo.
«E' una remora che oggi non ha più senso. Pavia può diventare un dormitorio, perde abitanti e industrie, che chiudono o si trasferiscono perchè non c'è un indotto. Riattivare l'ex-Neca vuol dire rimettere in moto l'ingranaggio dell'economia. Il solo cantiere per trasformare l'area dismessa ridarebbe animo alle aziende industriali e artigiani, a quelle delle costruzioni, al commercio».
Qualcuno potrebbe arricciare il naso: eccoli qua, gli speculatori.
«Sento già l'antifona. Non saremmo a Pavia sennò. Ma io ricordo e ricorderò ogni volta che la Fondazione Banca del Monte non è un privato. Speculare non lo vuole nè lo può. Ogni nostra azione è mirata a attivare progetti sociali, a creare posti di lavoro. Nei confronti del polo logistico di Mortara ci siamo mossi con la stessa ottica».
Intanto, la Fondazione Banca del Monte diventa pavese, la sede si sposterà da Milano a Palazzo Brambilla in Strada Nuova. Quando?
«Entro fine aprile. I lavori procedono alacramente. Al primo piano ci saranno gli uffici della presidenza e dell'operatività, al piano terra alcune società partecipate, al secondo la Provincia che ha preso in affitto i locali per alcuni assessorati. E' la prima volta che Pavia si riprende qualcosa da Milano. Un altro sogno che si realizza».