Bondi: comitato creditori senza le banche indagate

MILANO. Si procede molto lentamente. Il piano per il salvataggio e il rilancio della Parmalat doveva essere pronto (e di conseguenza illustrato) alla fine del mese di febbraio. Ma i tempi slittano. Il commissario straordinario, Enrico Bondi, non vuole nel 'Comitato creditori" gli istituti di credito che al momento sono indagati per bancarotta.
Lo stesso Bondi avrebbe giudicato «inopportuna e problematica» la presenza delle banche nel comitato e anche gli investigatori sono dello stesso avviso. Il paradosso appare evidente: le banche sarebbero chiamate a una forma di controllo sulla nuova Parmalat dopo averne provocato il crac. Non solo, ma i membri del 'Comitato" avrebbero accesso a documenti riservati e importanti per le indagini, che i magistrati non vogliono rendere noti ai soggetti indagati (e quindi alle banche). In più c'è il problema delle revocatorie, cioè della possibilità per la Parmalat di riavere le somme che le sarebbero state prese in modo indebito. Il commissario Bondi è pronto a presentare le domande di revocatoria e, in cima alla lista ci sono le banche: Bank of America, Citigroup, ma anche Nextra, società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Intesa. Ma queste banche sono anche candidate ad entrare nel 'Comitato". A questo punto il conflitto di interessi è evidente. Le soluzioni, adesso, sembrano essere due. 1) Le banche in questione fanno un passo indietro e lasciano il posto nel 'Comitato" ad altri istituti di credito. 2) Si fa a meno del 'Comitato".
Bondi lo vorrebbe perchè avrebbe cosi un interlocutore valido con il quale confrontarsi nel lavoro dei prossimi mesi. Infatti, senza il 'Comitato" Bondi rischia di andare avanti con il piano e poi di vederselo bocciare dai creditori (questo provocherebbe il fallimento di Parmalat). I creditori di Parmalat sono un vero esercito. Il tribunale di Parma ha già ricevuto 25 mila domande, poi ci sono le banche (italiane e straniere) e i possessori di obbligazioni (poco meno di 100 mila persone). Questi ultimi, a quanto si è saputo, riceveranno azioni della 'nuova Parmalat" in cambio dei vecchi bond. Ci rimetteranno senz'altro gran parte dell'investimento (si parla di una perdita attorno al 90%).
Sul piano strettamente industriale, il piano prevede un 'dimagrimento" di Parmalat. Le attività in Australia, Canada e Sud Africa non verrebbero cedute mentre sono già in vendita le divisioni latte e prodotti da forno negli Usa. Bondi prevede che nel 2006 la nuova Parmalat cominci a produrre una redditività del 3,5%, per arrivare all'8-12% a pieno regime.