«Italia senza futuro», il sindacato sciopera
ROMA. Sciopero generale il 26 marzo, 4 ore, ma in Lazio e Campania saranno 8. Lo proclamano Cgil, Cisl e Uil, ma anche Cisal e Ugl (il sindacato vicino ad An) ne annunciano uno lo stesso giorno. E, sempre il 26, si fermerà la scuola, per tutta la giornata. Ci saranno manifestazioni provinciali, ma il 3 aprile, a Roma, ci sarà la manifestazione nazionale dei pensionati a cui la confederazione unitaria ha già aderito. Manifestazioni ci saranno poi il 25 aprile e il primo maggio. A Gorizia il corteo, a Roma il concerto.
Non è uno sciopero solo contro le pensioni. «È molto più di un'azione di protesta, pure necessaria, per l'inaccettabile e iniquo intervento sulle pensioni», dice Guglielmo Epifani, leader della Cgil.
I seimila delegati di Cgil, Cisl e Uil venuti al Palaeur da tutta Italia applaudono, le bandiere sventolano. «Lo sciopero - continua Epifani - parte da un'ambizione più alta e obiettivi più generali: costruire il futuro». Il futuro del Paese bloccato dalla politica del governo.
Per questo il sindacato ha varato una piattaforma in sedici punti che abbraccia tutti i temi di politica economica, dal Mezzogiorno alla previdenza. «Chiediamo al governo di aprire un confronto su questo documento», dice Savino Pezzotta, segretario della Cisl. Berlusconi, a Porta a Porta, si dice d'accordo, anche prima del 26. Luigi Angeletti, segretario della Uil, collegato con il salotto di Vespa risponde: «Bene, vedremo».
«Il messaggio che oggi, insieme, vogliamo proporre è quello di un sindacato che vuole misurarsi con un bisogno di riforme e di cambiamento, in grado di indicare priorità e obiettivi. Lo chiede in tutta evidenza la situazione del Paese», dice Epifani nella relazione introduttiva. E continua: «La decisione di convocare dopo tanti anni un'assemblea di quadri e delegati di queste dimensioni è segno e prova dell'urgenza e dell'importanza di questa scelta».
Fra gli elementi della piattaforma che spiccano ci sono le modifiche radicali alla politica fiscale, con la richiesta del ritorno alle detrazioni al posto delle deduzioni, riaffermando la progressività, ripristinando l'imposta di successione sui grandi patrimoni, il recupero integrale del drenaggio fiscale.
Poi c'è la richiesta di maggiori risorse per le politiche sociali, per i nuclei familiari a cui vanno risorse pari all'1% del Pil quando nel resto d'Europa siamo al 2,2%. Si chiedono maggiori risorse per il Sud, quelle risorse che si sono ridotte da 36,9 miliardi di euro del 2001 a 31,1 del 2003.
«È il sindacato che ha avuto e ha le idee migliori - dice Angeletti - con quelle del governo il Paese si è fermato e il miracolo economico non c'è stato». Tocca a Savino Pezzotta chiudere l'assemblea. «Siamo una Repubblica fondata sul lavoro, le ragioni del lavoro, quindi, sono le ragioni della Repubblica», dice fra gli applausi. Poi cita Don Milani («Far parti uguali fra disuguali è ingiustizia»), e parafrasa Marx contestando un'affermazione di Tremonti e Berlusconi: «Non si salva il potere d'acquisto chiedendo alle massaie di andare per mercati, con il 'massaie di tutto il mondo unitevi"».
È un crescendo, tocca a Kennedy: «Siamo qui per dire ai giovani che è possibile vivere in un Paese che ha una nuova frontiera da conquistare. Da veri riformisti vogliamo che il Paese ritrovi la sua missione. Di proposte ne abbiamo fatte molte, ma non sono state mai discusse.
E a chi nella maggioranza bolla lo sciopero come «inutile» Angeletti, Pezzotta ed Epifani rispondono: «Il sindacato non fa mai cose inutili».