Cipollini-Petacchi, riecco la sfida

SABAUDIA.Tre arrivi per velocisti puri, il primo oggi pomeriggio a Sabaudia intorno alle 15, qualche salita sparsa, un paio di sali e scendi sulle colline marchigiane: non sarà ricordata come una Tirreno-Adriatico durissima, ma è quello che cercano i corridori in questo periodo. Un buon banco di prova per le classiche in arrivo, specie la Sanremo. Forse anche per questo, al di là di ogni altra considerazione, gli arrivi in volata stanno già accendendo i bollori: la sfida Petacchi-Cipollini è cominciata a Lucca, ma nella Corsa dei Due Mari è destinata a decollare. Bisognerà ovviamente fare i conti con altri clienti scomodi e non disposti a regali (Zabel, Freire, O'Grady) ma nel ciclismo italiano i dualismi, gli schieramenti, le fazioni servono come il pane per risollevare l'entusiasmo. E allora, come in una degna commedia, ecco il Re Leone ribadire che tra lui e Petacchi non c'è paragone: «Ora è il più forte, ma tra me e lui non c'è alcuna somiglianza, né caratteriale né sportiva». Offensiva mediatica, di stile, di impatto popolare, ancorchè ciclistica: «E a noi sta bene cosi - puntualizza il ds della Fassa Bortolo Giancarlo Ferretti - Ha ragione Cipollini: noi e lui non abbiamo proprio un bel niente in comune». Non c'è amore, ma solo un vago rispetto: «Lo spezzino va forte, però ci piacerebbe vederlo in una volata alla pari tra Mario e Alessandro - stuzzica il rientrante Giovanni Lombardi - Finora Petacchi ha sempre sfruttato il nostro treno, si è messo alla nostra ruota. Dov'è il treno della Fassa Bortolo che lui tanto decanta? Si mette alla ruota di Mario e lo brucia nell'ultimo metro». Che tra i Domina e i Fassa ci sia della ruggine è cosa vecchia, come cani e gatti: «Ma se è un anno intero che Petacchi e il nostro treno stravincono», sbuffa ancora Ferretti. «Se insiste a succhiare la ruota di Mario, vuol dire che metteremo un nostro compagno a difesa di Cipollini, che impedisca a Petacchi di mettersi a ruota e lo costringa a usare il suo famoso treno: e mi sa tanto che a difendere le terga di Marione metteremo Nadusz».