Ha un nome l'uomo ucciso a Rognano

PAVIA. Ha un nome l'uomo ucciso nell'imboscata di domenica sera a Rognano. Si tratta di Said Chahbouni, 29 anni, cittadinanza marocchina e regolare permesso di soggiorno. I carabinieri del Reparto operativo di Pavia hanno identificato il cadavere grazie alle impronte digitali. Ma il lavoro è tutt'altro che concluso. Si tratta, ora, di ricostruire la vita dell'uomo, le sue conoscenze ed eventuali litigi che lo abbiano coinvolto negli ultimi giorni. Non è semplice. Ufficialmente Chahbouni risiedeva a Corsico, in realtà era senza fissa dimora. E aveva almeno due nemici.
Le notizie che trapelano dal segreto delle indagini sono, forzatamente, scarne. Gli investigatori stanno raccogliendo ogni possibile elemento e sanno bene che le prime ore sono cruciali per giungere alla soluzione di un caso di omicidio. Secondo quanto si è appreso ieri, il ventinovenne marocchino avrebbe, nel nostro Paese, qualche piccolo precedente penale: ricettazione e contrabbando di tabacchi. Niente di eclatante. Non risulta avesse una occupazione fissa e l'indirizzo di Corsico non sarebbe quello al quale risiedeva abitualmente.
I carabinieri coordinati dal maggiore Gianluca Giurato stanno saggiando alcune piste e una di esse potrebbe portarli al vero indirizzo dell'uomo, magari anche a qualche suo conoscente che possa riferire in merito agli ultimi spostamenti. Da questo punto di vista si potrebbe rivelare importante anche il telefono cellulare che è stato rinvenuto accanto al cadavere, sulla Peugeot «406» crivellata dai proiettili. Nella memoria dell'apparecchio dovrebbero essere rimaste registrate le ultime chiamate in uscita e in entrata. Inoltre, disponendo del numero dell'apparecchio, sarà possibile accertare quali «celle» abbia agganciato in occasione delle ultime telefonate e questo consentirà di tracciare una mappa piuttosto precisa degli spostamenti fatti dalla vittima nell'imminenza del delitto. I carabinieri non scartano nessuna ipotesi, ma è difficile prescindere da alcuni dati di fatto. Una delle principali ipotesi di lavoro è che qualcuno avesse già emesso una «sentenza» di condanna a morte per il nordafricano. I killer hanno dato appuntamento al ventinovenne in un punto isolato, nelle campagne di Soncino. Si sono presentati armati di una mitraglietta e di una pistola e, soprattutto, non hanno nemmeno toccato le 14 banconote da 50 euro che l'uomo aveva addosso. Hanno fatto fuoco da dietro l'auto e dal lato sinistro e prima di andarsene uno di loro ha appoggiato la canna della pistola al capo della vittima e ha esploso il colpo di grazia. Un'esecuzione in piena regola, insomma. Tutto questo lascia supporre che Said Chahbouni avesse in qualche modo a che fare con vicende poco limpide. Sul luogo del delitto, gli investigatori hanno recuperato dieci bossoli. Le striature provocate dal meccanismo di espulsione potranno rivelarsi utili per una comparazione nel caso si giunga al sequestro di una o di entrambe le armi. Ma i dubbi aperti sono ancora molti. Uno fra tutti: perchè l'appuntamento è stato fissato proprio in quel punto, difficile da trovare per chi non conosca bene la zona? Gli uomini del reparto operativo stanno lavorando per trovare anche questa risposta.