«Sulla parità anche azioni legali»


PAVIA. Monitorare le situazioni di discriminazione ed eventualmente agire in sede legale per tutelare chi le subisce. Si possono riassumere cosi i compiti chiave che la legge assegna alla consigliera provinciale di parità. E l'appena nominata Nadia Zambellini ha chiarito senza mezzi termini che intende fare sul serio, dando sostanza all'incarico appena ricevuto.
La lunga esperienza sindacale (Zambellini è segretario provinciale dei metalmeccanici Cisl ed era nel coordinamento donne Cisl di Brescia) dà sicuramente alla nuova consigliera di parità gli strumenti per affrontare questo compito con un piglio diverso rispetto a quanto è stato fatto in passato, visto anche che le discriminazioni si consumano nella stragrande maggioranza dei casi nei luoghi di lavoro. Inutile negare che quello del consigliere provinciale di parità è figura poco conosciuta e ha avuto per una serie di ragioni un ruolo scarsamente incisivo. La Zambellini - che ha partecipato e vinto un bando di concorso - è sembrata molto determinata nel voler imprimere una svolta.
A presentare la Zambellini sono stati gli assessori provinciali Renata Crotti (Pari opportunità) e Vittorio Poma (Lavoro). La Crotti ha ricordato come la Provincia di Pavia sia stata una delle prime in Italia a siglare con i ministeri delle Pari opportunità e del Lavoro una convenzione per il funzionamento dell'ufficio. «Il consigliere di parità non è affatto una mera carica onorifica - ha detto Poma - l'ufficio ha una sede e delle risorse proprie, stanziate dal ministero. E la Provincia ha scelto di dare piena funzionalità alla delega per le pari opportunità».
Ma il primo obiettivo è proprio quello di far conoscere l'esistenza dell'ufficio, la cui sede è in Strada Nuova 61 e sarà aperta al pubblico ogni mercoledi, a partire da oggi, dalle 10.30 alle 14 (telefoni: 0382/597439, e-mail: consiglierediparita.n.zambellini@provincia.pv.it; 0382/597234, e-mail: marina.merlini@provincia.pv.it).
«La figura della consigliera di parità è poco conosciuta soprattutto dalle donne - ha detto Zambellini - ho l'impressione che sul tema della parità ci sia stata molta elaborazione, ma poche azioni concrete. Eppure gli strumenti ci sono già». Come ha ricordato la sindacalista, la legge 125 del '91 stabilisce per esempio che le aziende con più di 100 dipendenti ogni due anni devono trasmettere alle rsu e al consigliere regionale di parità un rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile (assunzioni, formazione, livelli, passaggi di categoria o qualifica, cig, retribuzione, ecc.).
Chi non redige la relazione, anche dopo l'invito a provvedere da parte dell'Ispettorato del lavoro, va incontro a sanzioni. «Verificherò con la consigliera regionale quali relazioni sono state consegnate negli scorsi anni», avverte la Zambellini, la cui supplente è Fiorella Capuzzo.
Nella tutela della situazioni di discriminazione l'ufficio ha anche un importantissimo potere di agire per vie legali: la consigliera provinciale può farlo solo su delega del lavoratore interessato, mentre la consigliera regionale può muoversi autonomamente. La Zambellini ha subito segnalato un'anomalia: «Non so la provincia di Pavia è più evoluta, tranquilla o misteriosa. Io propenderei per quest'ultima ipotesi, perché è veramente strano che finora non sia stato avviato nemmeno un procedimento per discriminazioni dall'ufficio del consigliere provinciale di parità».
Altro compito dell'ufficio è quello di agevolare l'inserimento delle donne nel mercato del lavoro: «A questo proposito abbiamo pensato di avviare delle iniziative di formazione e informazione».
Come si diceva, il consigliere di parità ha delle risorse proprie, che gli arrivano dal ministero, sia pure in ritardo: per il biennio 1999-2000 la dotazione era di 125.000 euro. Non è molto, ma sufficiente per cominciare a fare qualcosa di concreto.

Luca Simeone