Un classico di Dario Fo esaltato nell'ironia
PAVIA. La satira politica è ormai un genere di largo consumo. La si trova su grandi e piccoli schermi, carta stampata e palcoscenici. Un tempo, invece, la praticavano in pochissimi, e Dario Fo con il suo teatro fatto sul tamburo dell'attualità in questo campo è sempre stato il più bravo. Fu cosi anche per 'Morte accidentale di un anarchico", un testo dove non ci sono né metafore né mediazioni di sorta, dove la materia è trascinata nell'atmosfera ilare di un trattamento diretto e provocatorio, elementare e preciso.
Una pièce dove il divertimento, il gusto del paradosso, del colpo di scena e della situazione ad incastro si mescolano con riflessioni contenutistiche di coraggiosa denuncia delle istituzioni, dove la critica sferzante trasporta la realtà nella dimensione estrema di una deformazione assurda che ne rende più nitidamente visibili il ridicolo e l'infamia.
Affievolitisi, per forza di cose, l'interesse ed il mordente della funzione controinformativa, la pièce è ripresa da Elio De Capitani e Ferdinando Bruni senza alcun tentativo o pretesa di attualizzazione.
Con una regia intelligente, piena di invenzioni, hanno quindi affrontato il testo sul piano di un divertimento corrosivo, dilatandolo in una farsa allucinata, frenetica, irresistibile, di dirompente comicità, puntando sulla carica parodistica, su un continuo susseguirsi di trovate sceniche esilaranti, sull'incalzare delle battute, sul ritmo indiavolato da 'slapsick comedy" allucinata, surreale, beffarda, in cui le contraddizioni di un"caso" che ormai è storia sono messe a nudo con una tale carica grottesca da suscitare risate incontenibili.
Ambientata da Carlo Sala nelle prospettive sghembe di uno stanzone pieno fino al soffitto di vetusti e polverosi faldoni, la commedia è recitata con un ritmo indiavolato da Eugenio Allegri, il quale, nella parte che fu di Dario Fo, l'espressione candida, quasi trasognata, lo sguardo perso nel vuoto, scarpe a punta da clown, corpo disarticolato, interpreta strepitosamente il protagonista con segni di vitale icasticità raffigurativa, sconvolgente esaltazione istrionica, vorticosa buffoneria.
Cambia continuamente espressioni mimico-gestuali, si lancia in exploits vocali muovendosi tra tante inflessioni dialettali, si scatena in gags ed improvvisazioni fulminanti. E trascina nell'atmosfera pirotecnica di un divertimento corrosivo gli altri interpreti, che, i volti deformati dal trucco grottesco, i corpi sformati, i movimenti velocissimi, caratterizzano spassosamente i personaggi-caricatura dai nomi inventati (ma è possibile riconoscere, sotto la denominazione fittizia, i veri protagonisti dei fatti): Luca Toracca è il questore (Guida) di chiare simpatie fasciste, Giovanni Palladino è un commissario che cerca di non farsi scavalcare, Paolo Pierobon è un commissario 'dolcevita" (Calabresi) stolidamente violento e ridicolo, Luca Altavilla l'agente pronto a sostenere qualsiasi verità gli venga suggerita dai superiori, Marcedes Martini la frizzante e determinata giornalista (Camilla Cederna) vista come fumo negli occhi, che vuole scoprire la verità. (f. cor.)
SI REPLICA oggi (ore 16) al Teatro Fraschini di Pavia.