«Lo sparo? Per esercitarmi»

VALLE SALIMBENE. Un imputato ha il sacrosanto diritto di non fare dichiarazioni che gli si possano ritorcere contro. Ma a volte la creatività tocca livelli eccelsi. E' il caso di un marito che, durante un alterco con la consorte, esplose un colpo di pistola (peraltro non diretto alla donna). Ebbene, davanti al giudice l'uomo ha detto che quel giorno sparò tanto per provare la pistola. E il giudice ha fatto notare la strana coincidenza per cui la «prova» avvenne proprio nel bel mezzo di un violento litigio.
Il processo si è risolto con una multa da 50 euro, anche perchè la moglie ha rimesso le querele e l'azione penale è andata avanti solo per la parte procedibile d'ufficio. Ma al di là dell'esito processuale, o delle generalità, ciò che incuriosisce è la vicenda. Il litigio si verificò il 17 luglio 2001, nei dintorni di Valle Salimbene. Secondo l'accusa, il marito cinquantenne apostrofò la moglie con una serie di vocaboli poco eleganti. Poi impugnò una pistola calibro 22 ed esplose un colpo in direzione di un albero, quindi senza la minima volontà di attingere la donna. Per l'episodio la parte offesa sporse querela e l'uomo venne rinviato a giudizio con le accuse di ingiuria e minaccia aggravata. Il processo si è tenuto l'altra mattina. Chiamato a rispondere del perchè avesse esploso un colpo di pistola, il marito ha riferito al giudice: «Ho estratto la pistola perchè prima di metterla via ho voluto provarla, perchè erano dieci anni che non andavo più a sparare».
Messo cosi, più che un atto intimidatorio sembra un sussulto di passione sportiva. Ma il giudice non ha accettato la versione «agonistica», sottolineando la stranezza del fatto che l'improvviso desiderio di provare la calibro 22 fosse sorto proprio nel corso del litigio. A distanza di tre anni dai fatti, tuttavia, la moglie deve avere perdonato quegli eccessi perchè ha presentato remissione di querela. Per quanto riguarda le ingiurie, dunque, è stato dichiarato il non luogo a procedere. Il processo è invece andato avanti per la minaccia in quanto, essendo aggravata dall'impiego di un'arma, è procedibile d'ufficio. Da questo punto di vista, considerate le attenuanti, l'uomo è stato condannato a una pena pecuniaria di 50 euro e al pagamento delle spese processuali. Non risulta se e come sia stato sanzionato il fatto di avere esploso un colpo di arma da fuoco. Nella detenzione della pistola e di 73 proiettili, tuttavia, il giudice non avrebbe ravvisato illeciti di profilo penale. (f.m.)