Martino: i nostri elicotteri sono sicuri
ROMA. «I nostri aerei hanno standard di sicurezza pari a quelli degli eserciti più moderni. Non abbiamo mai perso un elicottero, quindi non dobbiamo essere preoccupati. E comunque il loro impiego nella zona delle operazioni è essenziale per il trasporto di persone, materiale o feriti. Non se ne può fare a meno». A Deruta per commemorare il tributo alla Resistenza del partigiano Mario Grecchi, fucilato dai nazifascisti nel marzo del 1944, il ministro della Difesa Antonio Martino replica cosi alle polemiche scatenate dalla notizia di quattro piloti finiti sotto inchiesta per avere rifiutato di volare sui cieli di Nassiriya. Nel merito della vicenda che vede 4 elicotteristi dell'Esercito di stanza a Viterbo indagati per ammutinamento dalla procura militare di Roma, Martino non entra. «I nostri elicotteri sono protetti al meglio. Li abbiamo impiegati frequentemente».
«Sempre tenendo presente che si tratta di un mezzo inevitabilmente vulnerabile e dunque con tutte le precauzioni del caso» conclude il ministro atteso in Parlamento dall'opposizione. Lo Stato Maggiore dell'Esercito ha già fornito la propria ricostruzione. Una nota ufficiale che smentisce le accuse dei piloti disobbedienti ribadendo che tutti i velivoli assegnati al 26º gruppo squadroni (3 CH47, 4 Ab 412 e 120 militari inviati in Iraq nel novembre scorso) sono stati dotati «di idonei sistemi di difesa attivi e passivi». «Una volta giunti in teatro operativo - conclude la nota - 4 piloti non se la sono sentita di volare sui CH47 e sono stati rimpatriati». Ma ieri a difendere gli indagati si è fatto avanti il Cocer dell'Esercito affermando che «piloti esperti con molte ore di volo sulle spalle non si ammutinano»; e che volare in mancanza anche di un solo requisito di sicurezza equivale a mettere in pericolo la propria vita, quella dell'equipaggio, nonchè il buon esito della stessa missione.
Le polemiche sul caso si intrecciano inesorabili con il voto alla Camera sulla proroga della missione in Iraq. «Non metto insieme le due cose. Secondo me non c'è alcun nesso», ha dichiarato ieri il vicepremier Gianfranco Fini ripetendo che «le nostre truppe in Iraq sono di liberazione e non occupanti» e che «se le ritirassimo, condanneremmo quel paese all'inferno».
Ma per il leader dei Ds Pietro Fassino questa vicenda è ulteriore prova del «carattere biforcuto della linea tenuta dal governo». «Questi ufficiali che hanno chiesto di svolgere in sicurezza la loro missione sono finiti sotto processo perchè non sono adatti a combattere. Ma non erano stati mandati in missione umanitaria?», chiede Fassino mentre il Pdci ripete che gli elicotteristi partiti secondo il governo in missione di pace «bene hanno fatto a rifiutarsi di volare in una zona che invece è di guerra». «Noi stiamo dalla parte di chi fa il proprio dovere», taglia corto Gregorio Fontana, deputato forzista in commissione Difesa, mentre i disobbedienti in divisa diventano «eroi» per i no global napoletani, antimilitarsti giurati, di Francesco Caruso.