Salame di Varzi, il marchio è in arrivo


VARZI. Sembra giunto il momento che il salame di Varzi possa tornare a fregiarsi della Dop, il marchio che certifica la Denominazione di origine protetta. La prossima settimana al ministero delle Attività produttive si svolgerà l'incontro che chiuderà il lungo iter burocratico. Entro metà marzo ci sarà la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e, dopo 30 giorni - il tempo per le osservazioni - la procedura passerà all'Ue. I produttori potranno comunque utilizzare - seppure provvissoriamente - il marchio Dop in Italia.
«Il consorzio dei produttori del salame di Varzi ha chiesto una modifica al disciplinare perché si sono resi conto che i parametri attuali non consentono, di fatto, la produzione», spiega Laura La Torre, dirigente ministeriale del settore Qualità dei prodotti agroalimentari e tutela dei consumatori. «Di fatto oggi a Varzi non possono usare la denominazione ed è un vero peccato. Trenta giorni dopo la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale italiana sarà concessa la protezione transitoria del marchio e i produttori del salame di Varzi potranno usare la Dop».
Al consorzio di tutela a Varzi c'è una certa euforia. «Non poter utilizzare il nome del nostro salame non è stata una cosa piacevole - dice Franco Nulli - in pratica in questi mesi abbiamo venduto un prodotto senza poter dire qual era il suo vero nome. Anche se, nei fatti, non abbiamo mai modificato le caratteristiche tipiche dei salami».
Franco Nulli non è un varzese, ma i produttori locali lo hanno voluto alla guida del consorzio per le sue capacità manageriali. «Io sono arrivato a Varzi dal Milanese quasi per caso - racconta Nulli -. Io da vent'anni faccio l'agricoltore in pianura». Vicino a Binasco il presidente del consorzio del salame coltiva mais, riso, orzo, tutte colture industriali. Racconta di essere diventato socio del salumificio Vecchio Varzi e di aver rilevato completamente l'azienda quando i vecchi proprietari hanno deciso di ritirarsi. «Adesso nella zona ci sono dodici salumifici su scala industriale e innumerevoli produttori artigianali - racconta - il dato significativo è che molti sono i giovani impegnati nelle aziende. Nel consiglio del consorzio sono molte le persone con meno di quarant'anni. Spesso, ma non sempre, sono figli di vecchi produttori».
Questo anno e mezzo senza il marchio Dop ha creato oggettive difficoltà ai produttori. «Sicuramente si è creato un danno, perdere una denominazione di qualità non fa certo piacere - sottolinea Nulli -. Ma dire che ne abbiano risentito molto, sarebbe una bugia. Diciamo che ci sono stati piccoli problemi a livello commerciale».
Il consorzio è certo che il ritorno della Dop e un nuovo disciplinare più adeguato ai tempi daranno grande impulso all'economia locale. Sulle nuove regole i produttori dicono poco. Ma certamente qualcosa di importante cambierà. Ad esempio non sarà più pensabile imporre l'invecchiamento dei salumi esclusivamente nelle cantine.

Carlo E. Gariboldi