Elicotteristi si rifiutano di volare a Nassiriya


ROMA. Sono stati rimpatriati a metà del dicembre scorso i quattro elicotteristi italiani che hanno rifiutato di volare sui cieli dell'Iraq per mancanza di misure di sicurezza adeguate e che ora si trovano sotto inchiesta per ammutinamento. «Ottimi piloti, ma pessimi soldati», secondo il comandante dell'Aviazione leggera dell'Esercito, generale Luigi Chiavarelli.
L'alto ufficiale, replicando alle polemiche divampate sul caso, ha definito le misure prese «un atto dovuto». Il procedimento aperto dal procuratore militare di Roma, Antonino Intelisano, ipotizza il reato previsto dall'articolo 175 del codice militare di pace che punisce «con la reclusione da tre mesi a sei anni i militari che riuniti in numero di quattro o più rifiutano, omettono o ritardano di obbedire all'ordine di un superiore». I fatti riguardano due ufficiali e due sottufficiali dell'Esercito partiti a novembre per Nassiriya, nel quadro della missione Antica Babilonia, pochi giorni dopo la strage costata la vita a 19 soldati italiani. Destinazione: il piccolo aeroporto di Tallil.
Una volta in Iraq i quattro militari si sono però rifiutati di decollare in missione con i tre Ch47, gli immensi elicotteri da trasporto «Chinook», e i quattro Ab412 dislocati dall'Esercito nella zona delle operazioni. Sarebbero rimasti a terra perchè nessuno dei velivoli a loro disposizione, a differenza di quelli schierati da Marina e Aeronautica, risulterebbe equipaggiato di un sistema automatico di difesa antimissile, in gergo «chaff and flare», che serve a confondere i missili a guida radar e a guida laser utilizzati dai guerriglieri anticoalizione che da mesi hanno fatto degli elicotteri il loro bersaglio preferito. Una falla serissima per la sicurezza degli equipaggi, secondo i piloti che rifiutato l'ordine di decollo, sono stati rimpatriati e poi segnalati all'autorità giudiziaria. I quattro elicotteristi in forza al comando di Viterbo non sono stati sospesi dal servizio; per ora è stato loro imposto il divieto di volo. Ma le polemiche sulla sicurezza del contingente italiano in Iraq si riaccendono.
Ds, Verdi e Pdci hanno chiesto al ministro della Difesa Antonio Martino di riferire con urgenza in Parlamento. Il Codacons ha presentato un doppio esposto, al ministero e alla procura militare, perchè siano «subito accertate le condizioni dei velivoli che operano in Iraq e sia disposta l'eventuale destituzione di chi avesse lasciato utilizzare ai militari mezzi con insufficienti livelli di sicurezza e protezione». Contro «l'inadeguatezza al combattimento ancora una volta comprovata delle nostre forze armate» si scagliano anche la Lega degli obiettori e l'Associazione dei familiari dei militari caduti. Opposta la versione dei vertici dell'Esercito che dicono di avere dotato anche i propri elicotteri di sistemi, seppure manuali, per la difesa missilistica. Per il generale Roberto Tonon, comandante del Raggruppamento Aviazione dell'Esercito di Viterbo, i quattro hanno avuto «un comportamento censurabile», un atteggiamento «sopra le righe» dovuto alla paura. «Ottimi piloti, pessimi soldati», sentenzia il generale Chiavarelli. «Il loro gesto - ha detto - suona come uno schiaffo ai loro 113 colleghi che dall'arrivo a Nassiriya hanno effettuato 400 ore di volo in missioni diurne e notturne, senza correre alcun rischio».

Natalia Andreani