In coma da due mesi partorisce una bambina
CATANIA. A volte succede che la vita si faccia beffe della morte e che un esserino di poche centinaia di grammi riesca a vincere la sua battaglia più grande. A Catania una neonata è venuta alla luce dalla mamma in stato di coma da due mesi. Miracolo? Forse. Ma i miracoli hanno bisogno di sostegno, ed i passi da gigante fatti dalla ricerca scientifica nel campo della medicina lo sono. La bambina è nata undici giorni fa al reparto di rianimazione dell'ospedale Garibaldi del capoluogo etneo.
Il bollettino medico è di quelli che non si ha paura di ascoltare: la piccola sta bene. Nata al settimo mese di gravidanza con un taglio cesareo, al momento della nascita ha avuto problemi di respirazione, che ha brillantemente superato. La piccola resterà sotto osservazione in ospedale ancora per qualche giorno, dopo andrà a casa con il papà e i nonni.
La mamma della bambina, Antonietta Caruso, è una donna di 26 anni caduta in un grado severo di coma mentre era al quinto mese di gravidanza. A provocare lo stato comatoso un'emorragia cerebrale dovuta alla malformazione di un vaso sanguigno. Mamma e figlia sono state tenute in vita, per questi due mesi, grazie alle sofisticate tecniche utilizzate per mantenere vitali gli organi in vista di un trapianto nei pazienti in morte cerebrale.
Ad operare il «miracolo» il primario del reparto di rianimazione Sergio Pintaudi, che in queste settimane ha coordinato l'equipe, e che è riuscito nel difficile compito di bilanciare le cure, indispensabili per la sopravvivenza della donna, ma pur sempre invasive, con la necessità di proteggere il feto dal rischio di eventuali malformazioni e danni provocati dai farmaci somministrati alla puerpera. L'equipe ha sin dall'inizio agito con la massima cautela, anche per eseguire le indagini necessarie per la diagnosi, radiografie, tac, risonanza magnetica nucleare.
Quello che è stato chiaro fin dall'arrivo della donna in ospedale è stato il fatto di dovere affrontare sottili equilibri per garantire la sopravvivenza della madre e quella della bambina. In casi come questi, infatti, non è anormale che entrino in conflitto le esigenze di salvezza della mamma e del bambino, e la storia insegna che a volte, dolorosamente, si è dovuto operare una drammatica scelta. Il professore Pinaudi ha, comunque, fatto fronte alla difficile situazione sfruttando l'esperienza accumulata in tanti anni nel campo del prelievo degli organi per i trapianti. E, addirittura, non escluso la possibilità di poter salvare anche la mamma.
Curata con tutte le terapie necessarie, la donna sta, infatti, mostrando un lieve miglioramento, anche se le condizioni permangono gravi. Nel caso in cui la giovane mamma dovesse riprendersi, avrà bisogno di particolari cure di neuro-riabilitazione. Per queste cure il miglior centro si trova ad Innsbruck. Ed è questo il motivo per cui i familiari hanno deciso di rendere nota la vicenda. «Ricordo ancora quel maledetto giorno - sussurra Giuseppe Strano, 29 anni, padre della piccola - in cui mia moglie entrò in coma. Non aveva avuto sintomi premonitori, fino a quel momento era andato tutto bene, eravamo felici per l'arrivo della bambina. È stato un fulmine a ciel sereno. Però, ho ancora speranze».
Le cure sono molto onerose, e la famiglia Strano non è nelle condizioni di far fronte ad un tale impegno, basti pensare che un mese di degenza ha un costo di 30 mila euro. L'uomo ha lanciato un appello agli enti pubblici ed alla gente di Sicilia, ma non solo, per potere sperare in un secondo miracolo.