Io, pagliaccio Panariello

ROMA. Giorgio Panariello, ovvero il comico più amato e più odiato d'Italia. Il suo record personale fa invidia a Sanremo: 11 milioni di telespettatori. Eppure trovare qualcuno, un critico in special modo, che lo osanni, è impossibile. Radio Capital lo ha intervistato per «Capital Tribune», in onda domenica 7 marzo alle 13.00. Ecco un riassunto dell'intervista.
Perché Giorgio Panariello suscita folli amori ma anche forti antipatie?
«Sono un comico che preferisce rimanere leggero. Questa mia leggerezza suscita qualche smorfia».
In un sondaggio sei risultato l'uomo che dà più felicità agli italiani, precedendo in classifica il Papa, Paolo Bonolis e Simona Ventura. Ti dà più fierezza o preoccupazione?
«Soprattutto preoccupazione. Hai la responsabilità dell'affetto che ti dà la gente».
Nei tuoi monologhi affiora una sensibilità speciale per gli anziani. Come mai?
«Io sono orfano e sono stato cresciuto dai nonni.
Mi porterò sempre dietro la partita a carte con mio nonno, partita che non ho mai fatto perché avevo sempre altri impegni. Lui poi se n'è andato per sempre e quella partita mi è rimasta dentro.
Se avete un minuto al giorno passatelo con un anziano. E' meglio di qualsiasi volontariato».
Come hai iniziato a far ridere, con i nonni?
«Spesso si diventa comici per esigenza. Ad esempio quando non incontri il favore immediato delle ragazze per intelligenza o cultura.
In classe e nella vita io dovevo farei il cretino, dovevo far ridere.
Era la mia unica arma e l'ho sviluppata per attirare l'attenzione su di me».
La gavetta?
«La gavetta serve tantissimo. Prima le piazze, poi le tv private. E' stata durissima. In realtà è successo qualcosa in questi ultimi quattro anni.
Fino a 40 anni io non riuscivo a emergere».
Hai mai disperato?
«No, ci ho sempre creduto. Questa forza è l'unico pregio che riesco a vedere in me».
Ma Panariello per cosa ride?
«Se vedo qualcuno che scivola per strada rido e continuo a ridere quando ci ripenso.
Il teatro mi fa ridere più del cinema perché c'è anche improvvisazione. Poi mi piacciono molto i buffoni. I Fichi d'India, Boldi, Aldo Giovanni e Giacomo alle lacrime».
E Sanremo come va?
«Quest'anno le polemiche non sono le solite chiacchiere sul look o sulla canzone.
Sono polemiche brutte che stanno distruggendo Sanremo. Ma solo chi ci è stato sa quanto è bello e importante. Per fortuna quest'anno c'è Simona Ventura, che io adoro. Lei saprà sdrammatizzare».
Se te lo avessero proposto, avresti condotto il festival?
«No, non sono un conduttore e non voglio diventarlo. Però, come hanno fatto Giorgio Faletti e Francesco Nuti, una canzone per ol festival di Sanremo la scriverei molto volentieri».
Giulia Santerini