Sul Pii non c'è più la maggioranza
PAVIA. «Meschini». «Lobotomizzati». «Scorretti». «Inaffidabili». E ora: «Ladri di voti». Un bel quadro quello che rappresenta i rapporti all'interno della maggioranza di centrosinistra che governa il Mezzabarba. E ancora, l'altra sera in consiglio comunale, le tensioni sono state tali da impedire l'approvazione del Programma integrato di intervento sull'ex-area Fiat. A impedire il voto, per la seconda volta, il gruppo civico per il Nuovo Ulivo che ha fatto mancare il numero legale. La maggioranza, ormai, è nelle mani dei quattro consiglieri ribelli capitanati da Bruno Solerte. Il rischio di una crisi politica ormai senza ritorno inizia a farsi concreto anche se si lavora per trovare un nuovo accordo prima del consiglio comunale del 15 marzo.
Quando, secondo uno schema ormai classico, Bruno Solerte ordina le delibere e si alza dal banco, seguito a ruota da Pozzi, Minella e Vigna, si capisce che la seduta di consiglio comunale è finita. Nessuno attende la «conta» dei presenti: su le giacche e tutti a casa o in pizzeria.
Andrea Albergati, come al solito imperturbabile, questa volta fa comprendere tutta la sua amarezza: «Scriva - ci dice - che l'appello del sindaco al senso di responsabilità è caduto nel vuoto». Accanto a lui, imbufalito, c'è l'assessore Ettore Filippi (Margherita): «I ladri di voti - detta ai cronisti - colpiscono nella notte e si allontanano con il bottino. Cosa significa? Significa che sono voti dei partiti e delle liste che loro, quelli del Nuovo Ulivo, utilizzano contro le liste stesse, voti carpiti e sfruttati contro la maggioranza stessa...». I Democratici di sinistra neppure si arrabbiano: chiedono che la delibera del GS sia portata in votazione e non nuovamente in commissione in modo che il Nuovo Ulivo si assuma, pubblicamente, la responsabilità di avere, ancora una volta, messo alle corde l'amministrazione. Di fatto, quattro consiglieri comunali, votati nella Lista Albergati (Solerte, Vigna e Minella) e nei Ds (Pozzi), tengono «in ostaggio» l'intero centrosinistra di Pavia.
Bruno Solerte, con serafica tranquillità, non se ne preoccupa e il giorno dopo (ieri) se ne va a Mantova per seguire il «controfestival». «A Filippi non rispondo - dice -, so soltanto che, poche ore fa, ho ricevuto una proposta oscena...». Oscena: «Si, il sindaco ci ha offerto un posto in giunta, ma un posto disegnato giusto giusto per Walter Minella...». Complimenti al professore, allora. «No, abbiamo detto decine di volte che in giunta non poteva entrare un nostro consigliere. Si passa, dunque, dalla farsa alla tragedia. E poi, ci sembra davvero curioso l'invito in giunta dopo che lo chiediamo da due anni... Arriva ora, quando si avvicina la scadenza del mandato. Ma è roba vecchia, lo sapete: è evidente che la nomina di uno di noi toglie un consigliere al gruppo e fa entrare un consigliere della Lista Albergati. E ancora: sederci in giunta con quali compagni? Quali sono? Noi abbiamo fatto una controproposta: rimettere tutte le deleghe e avviare un rimpasto di giunta esteso. Per trovare compagni di cui condividiamo la proiezione culturale, la dignità e l'esperienza. Se il sindaco pronto per un 'Albergati 4", noi ci siamo, altrimenti no. E ora me ne torno a passeggiare in questa Mantova che, pur senza una storica università come la nostra, ha tanto da insegnarci su come si gestiscono turismo e cultura».