Colombo, derby Genova-Pavia
PAVIA. «Cristoforo Colombo è genovese a pieno titolo e con il supporto di documenti e testimonianze». Genova scende in campo con un convegno organizzato dal Comune e alla cui giornata inaugurale ha partecipato l'arcivescovo Tarcisio Bertone. Ma i due storici romani Lioniero Boccianti e Renato Biagioli, con una lettera del 19 febbraio e resa pubblica ieri a Pavia, ribadiscono: «Colombo è genovese per parte di padre, ma non figlio naturale del commerciante di lane Domenico Colombo bensi di Innocenzo VIII, alias Giovan Battista Cybo».
«Per parte di madre invece - aggiungono - l'Ammiraglio nulla ha a che fare con Genova, perchè è stato partorito da una nobildonna romana». Assistiamo, insomma, abbastanza attoniti a una sorta di clamoroso 'derby" Genova-Pavia nel nome dell'uomo più famoso della storia dopo Gesù Cristo. Il risultato sembrerebbe scontato. Da una parte una tradizione cinquecentenaria, stuoli di colombologi, uno più autorevole dell'altro, in testa il compianto senatore Paolo Emilio Taviani, il più illustre di tutti. Dall'altro, due oscuri e tenaci ricercatori della capitale, consapevoli di stare scalando l'Everest delle scommesse, che si sono rivolti a Pavia.
Il convegno dal titolo «Genova e Cristoforo Colombo», cominciato ieri a Palazzo San Giorgio, nell'ambito di Genova 2004, con l'intervento dell'arcivescovo Bertone, in effetti mira a mettere definitivamente una pietra sopra tutte le teorie e le illazioni.
Il presule: «E' genovese».
Mons. Tarcisio Bertone ha cosi inquadrato la figura del navigatore: «Colombo è il simbolo di una religiosità che spinge alla ricerca e portatore di una visione mondiale della cristianità». Lo scopo del convegno è, ha sottolineato la storica Gabriella Airaldi, «di fugare qualsiasi dubbio sulle origini del navigatore che ci sentiamo di considerare genovese a pieno titolo e con il supporto di documenti e testimonianze».
«Colombo - ha aggiunto l'arcivescovo Bertone - era un uomo profondamente religioso e questa sua religiosità lo spinge a navigare, a farsi esploratore. E' anche un uomo di profonda memoria storica: l'aver studiato e vissuto i riflessi della Crociata che portò alla riconquista di Gerusalemme e al recupero delle reliquie di San Giovanni Battista, fa si che Colombo sogni per tutta la vita di ripetere questa grande impresa».
La Spagna: «E' nostro».
A contestare la genovesità di Colombo sono gli spagnoli. L'Università di Granada, con l'anatomopatologo Antonio Lorente Acosta, ha avviato da qualche anno una ricerca del Dna per dimostrare che lo scopritore dell'America si chiamerebbe Cristobal Colon, sarebbe figlio di un nobile spagnolo, il principe di Viana, e sarebbe nato nell'isola di Maiorca, nelle Baleari. L'anatomopatologo, per dimostrarlo, ha sottoposto a esame del Dna parallelo i resti di Viana, di Colombo sepolto nella cattedrale di Santo Domingo e del fratello Diego. E adesso tutto il mondo è in attesa che Granada comunichi l'esito della ricerca. E' Colombo o Colon?
I dubbi a Pavia.
In mezzo a tanti colossi - la Chiesa e il Comune di Genova a difesa della tradizione cinquecenteneria accolta in mezzo mondo, da un lato, e il prestigio dell'Università di Granada, sotto il quale è facile scorgere le ambizioni 'imperiali" della Spagna che non lesina certo gli sforzi per poter affermare «L'America l'abbiamo scoperta noi» - Lioniero Boccianti e Renato Biagioli, medico naturopata il primo, professore di scuola superiore e autore di testi teatrali (tra cui il celebre musical 'Forza venite gente") ripropongono puntualmente la propria tesi. Hanno scelto Pavia per una ragione semplice: alla Biblioteca dell'Università è conservata una teca con le presunte ceneri di Cristoforo Colombo. Hanno chiesto all'Università di Pavia di sottoporre ad esame del Dna quelle misure spoglie perchè sono convinti che l'indagine confermerebbe che Colombo «non può» essere figlio naturale di Domenico Colombo e Susanna Fontanarossa.
La lettera degli studiosi.
Lioniero Boccianti e Renato Biagioli scrivono tra l'altro: «Presto renderemo pubbliche due particolari conoscenze, che riguardano non solo l'individuazione del vero luogo di nascita di Colombo ma anche e soprattutto l'individuazione della vera madre (che tra l'altro apparteneva una delle famiglie tra le più prestigiose e nobili d'Italia), i cui resti potrebbero essere materia quanto mai preziosa per un'eventuale ricerca del Dna, in quanto, potendo fare il pari con quello del padre, darebbe all'Università di Pavia la possibilità di fare una scoperta sensazionale».