Un'unica voce per la lista Prodi
ROMA.Mai più voci fuori dal coro. La Lista unitaria dell'Ulivo, che un sondaggio della Swg dà al 38,1% (mentre il centrosinistra con Rifondazione salirebbe al 52,1 e il centrodestra finirebbe al 43,2), mette al bando le inizitive individuali e si prepara a mandare in Tv e nelle piazze un solo leader per volta «a nome di tutti».
Romano Prodi parteciperà a non più di 3 o 4 iniziative (una ogni 20 giorni fino alla metà di giugno) che saranno incentrate sui temi dell'Europa. La Lista sarà presentata in ogni capoluogo di provincia e la Canzone popolare di Fossati sarà sostituita da un nuovo inno. Sono questi i pilastri sui quali si baserà la campagna elettorale del Triciclo. Una campagna che costerà 6 milioni di euro contro i 60 di Forza Italia. La nuova strategia è stata annunciata ieri da Fabrizio Morri (Ds), al termine di un vertice con Fassino, Rutelli, Sbarbati e Villetti, che ha dato vita al Comitato esecutivo per le elezioni. Il nuovo organismo, di cui fanno parte Cuperlo e Migliavacca per i Ds, Marini e Gentiloni per la Margherita, Villetti e Antonucci per l Sdi, Nasci e Brunelli per i repubblicani, avrà il compito di coordinare la macchina organizzativa per i prossimi appuntamenti elettorali. L'unico punto ancora aperto riguarda la delicata questione delle candidature per le europee.
Alla regola degli «oratori unici» si dovranno attenere tutti, a cominciare da Rutelli che in più occasioni (dalla riforma delle giustizia a quella delle pensioni) ha avanzato proposte non concordate con i vertici della Lista unitaria ed ha fatto infuriare la sinistra dell'Ulivo. Lo «speaker unico» di piazza è stato voluto proprio per ridimensionare l'eccessiva voglia di protagonismo dimostrata dal leader della Margherita? «Il fatto che si sia deciso questo metodo vuol dire che fin qui non è stato seguito. Lavoriamo perché si evitino in futuro proposte a carattere individuale» risponde Morri. Ma chi è che ha sollevato il problema? «La questione» taglia corto il direttore della campagna elettorale e braccio destro di Piero Fassino «è stata posta dal 75% dei segretari e il restante 25% ha ascoltato e convenuto».
Il problema, insomma, è quello di evitare fughe in avanti o indietro rispetto alle posizioni assunte dalla Lista Prodi. Ma lo sforzo rischia comunque di cadere nel vuoto. Anche ieri, infatti, non sono mancate polemiche e Franco Marini (ex sindacalista oggi nella Margherita in quota Ppi) ha spiegato a Morri che non sono ammesse attività «censorie» ed ha aggiunto che tutte le volte che Rutelli o Parisi avranno voglia di dire la loro «lo potranno fare». Cosa che è avvenuta anche ieri e, puntualmente, ha dato la stura a nuove polemiche. Autore del dissenso e bersaglio delle critiche anche questa volta è Rutelli che, con una intervista alla Stampa, dice basta ai «pacifisti che non sconfessano il terrorismo mediorientale, non contrastano i regimi dittatoriali e chiudono gli occhi sui crimini e le violazioni dei diritti umani».
La reazione di chi nell'Ulivo si batte per convincere Fassino a votare no al rifinanziamento della missione in Iraq è immediata e proporzionale al livello dell'accusa. Pietro Folena (Correntone Ds) trova «fuori luogo» l'intervento di Rutelli, si dice «preoccupato», spiega che il pacifismo «non ha bisogno di doppiezze» e si chiede dov'era il leader della Margherita quando si manifestava per la Cecenia davanti a Palzzo Chigi.