«L'ultimo affare di droga e poi smetto»
OTTOBIANO. Doveva essere l'ultimo «lavoro» con la droga, l'ultimo affare prima di cambiare vita e, possibilmente città. Lo ha detto ai giudici, ieri mattina, la vedova di Antonio La Perna, ucciso a 42 anni, nell'aprile 2000, probabilmente proprio a causa di quell'ultimo business. Davanti alla Corte d'Assise di Pavia, la donna ha raccontato quanto le dissero i figli subito dopo il delitto. Da circa un anno, infatti, non viveva più con il marito. Intanto è stata nuovamente sentita la figlia dell'uomo assassinato, e il suo esame proseguirà il prossimo 15 marzo.
Il quadro che sta emergendo udienza dopo udienza è quello di un uomo che ufficialmente lavorava come muratore e che integrava le entrate con il traffico di cocaina. Attività rischiosa che, infatti, lo condusse alla morte. Per il delitto sono imputati Fortunato Pellicanò, 41 anni, e Giuseppe Giannone, 31 anni, difesi dagli avvocati D'Agostino, Chiessi e Lovati. Rispondendo alle domande del pubblico ministero, Piero Basilone, la vedova di La Perna ha detto tra l'altro: «Mia figlia disse che c'era stata una lite tra mio marito e Pellicanò che non voleva dargli dei soldi. Da cosa fosse nato questo credito, mio marito non lo disse, ma i miei figli dissero che si trattava di una partita di droga non pagata». La donna, parlando poi di una lite che coinvolse suo marito a Mortara, è stata colta in contraddizione dall'avvocato D'Agostino. La vedova, infatti, dopo aver detto di avere visto il marito per l'ultima volta una settimana prima del delitto, ha aggiunto che La Perna le aveva riferito di questo litigio a Mortara. Il difensore ha però evidenziato che l'episodio si verificò il giorno immediatamente precedente il decesso. La teste ha replicato che, forse, il marito si riferiva a un differente episodio. Sempre nel corso dell'esame ha aggiunto che la figlia, non vedendo rientrare il padre aveva chiamato per tutto il pomeriggio un'utenza telefonica intestata a uno straniero. Si tratterebbe di un cittadino marocchino inizialmente fermato insieme ad altri due nordafricani e poi rilasciato. Dopo la vedova è stato sentito un altro figlio della coppia,. La sua deposizione non ha aggiunto molto. Il diciannovenne ha detto di avere visto suo padre pochi giorni prima del delitto, di averne ricevuto una camicia in regalo per il compleanno e che l'uomo, nell'occasione, gli aveva chiesto un prestito di 250 o 300.000 lire che però il giovane non aveva.
E' toccato poi alla sorella sedersi nuovamente davanti alla Corte. La ragazza, figlia dell'uomo assassinato, era già stata sentita in occasione della scorsa udienza. In seguito a una lunga serie di «non so» e «non ricordo» i giudici avevano trasmesso gli atti alla Procura per verificare gli estremi della reticenza. La giovane è già stata sentita dal pubblico ministero di Pavia e, ieri, era a palazzo di giustizia per ritrattare. Il suo esame, tuttavia, dovrebbe entrare nel vivo alla prossima udienza fissata per il 15 di marzo.