«Centinaia di famiglie disperate Ora le parole non bastano più»
VIGEVANO. «Avremo centinaia di famiglie disperate perchè non ci sono garanzie di ripresa e fiducia nel futuro». E' un eufemismo dire che il quadro delineato dal sindacato è a tinte fosche. Rosella Banzato, responsabile lomellina della Fiom Cgil, vede nelle difficoltà del meccano calzaturiero una crisi epocale: «Una crisi che rischia di trascinare a fondo l'intera economia locale perchè non si vedono all'orizzonte settori emergenti e gli ammortizzatori sociali non bastano più».
«La crisi - continua Banzato - è addirittura più drammatica di quanto appaia. Perchè non ci sono solo le aziende con più di 15 dipendenti: il tessuto delle piccole aziende è quasi completamente annullato». Il comparto meccanico, fino a pochi anni fa simbolo dell'economia lomellina competitiva, annaspa sul fondo di una crisi che si accompagna ad una drastica riduzione occupazionale e a tentazioni di delocalizzazione. Le voci di aziende lomelline che guardano ai paesi dell'Est alimentano i timori di emigrazione produttiva. «Già diverse aziende manifestano l'intenzione di delocalizzare - continua la sindacalista - perchè il 2004 ha chiesto il conto di una crisi che si dice non più recuperabile. Ma già da anni il sindacato aveva lanciato l'allarme. Quando si diceva che il comparto meccanico 'teneva", bisognava leggere bene i dati e forse la crisi di oggi non sarebbe una sorpresa». Nel 2003 l'80 per cento delle imprese ha fatto ricorso alla cassa integrazione ordinaria. «Ed è ovvio che nel 2004 non si abbiano più gli ammortizzatori sociali. Non ci troviamo di fronte ad una crisi normale, quindi anche gli ammortizzatori sociali normali non sono più utili: servono strumenti straordinari». Lanciare l'allarme, a questo punto, non basta più. «L'economia cola a picco - conclude la responsabile della Fiom -. Se ne sta accorgendo qualcuno? Le belle parole non bastano. La Cgil ha fatto le sue proposte in un convegno: allargamento degli ammortizzatori sociali, facilitazioni agli investimenti. Attendiamo ancora risposte». (l.g.)