Non va bene tacere sulla coca

I clamori pettegoli del caso della «cocaina a Vigevano», si vanno pian piano spegnendo e la città pare che torni a sonnecchiare sotto una coltre di apparente benessere.
Salito alla ribalta come il «giovane politico» consumatore di polvere bianca, anche tu rientri pian piano nella quotidianità. Riprendono le riunioni politiche, gli incontri pubblici, i programmi da realizzare.
Ma per te non sarà più come prima. Dopo l'orgia di clamori pettegoli, ti porti appresso l'ombra di un sospetto, come fosse un cattivo odore. Le persone che ti incrociano per via ti salutano e poi ammiccano tra loro. Quando entri in una sala, qualcuno ti guarda e si dà di gomito con il vicino. Il tuo nome circola nelle chiacchiere più futili e chiunque si sente in diritto di associarlo alla cocaina, come se avesse notizie di prima mano.
Non sarà un bel vivere.
Lascia che te lo dica, a mio parere hai perso un'occasione. So che ti sembrerà assurdo ciò che ti sto per dire, ma se ci rifletti bene, non lo è poi tanto. Invece di lasciar andare le cose in questo modo sui giornali, avresti potuto prendere l'iniziativa e rilasciare una dichiarazione pubblica.
Avresti detto, più o meno, una cosa di questo genere: «Si, è vero, ho usato cocaina. All'inizio per curiosità, poi mi sono accorto che mi faceva sentire più sicuro e più brillante, mi rendeva più facili le cose con le donne, mi dava l'energia che i miei ritmi di vita richiedono. Pensavo che avrei potuto smettere in ogni momento e non mi accorgevo che stava diventando un'abitudine. Avere un ruolo politico ti fa sentire importante, diverso dalla gente comune. Non credevo che venissero a prendere proprio me. Anche la cocaina ti fa sentire importante, per questo piace. Adesso voglio smettere. Per tanti motivi, ma soprattutto perchè voglio continuare a fare politica, pulito. Se non ci riesco da solo, mi farò aiutare. In fondo, essere stato scoperto è un sollievo. Non devo più nascondermi. Adesso sono più libero, anche di chiedere aiuto».
Questo avresti potuto dichiarare, o qualcosa di simile. La vera forza di un uomo non è nascondere le proprie debolezze, ma prima di tutto riconoscerle, per affrontarle e superarle, magari con l'aiuto degli altri.
Avresti dato un bel messaggio ai giovani, di uno che è capace di mettersi in discussione e di cambiare.
I tuoi colleghi di partito forse ti avrebbero costretto a dimetterti dalle cariche che occupi, perchè non capivano il valore della tua testimonianza o per soddisfare appetiti di altri. Ma la gente avrebbe apprezzato perchè ti sentiva più vicino, più fragile, in ultima analisi più umano. E probabilmente alle prossime elezioni avresti preso anche più voti.
Riccardo AgostiniVigevano