Sala: a disposizione 30 milioni dollari


MILANO. Luca Sala, timido ex funzionario della Bank of America, poi passato a fare il manager alla Parmalat, si mette a piangere durante il lungo interrogatorio. L'atto istruttorio viene sospeso e, quando riprende, Sala annuncia: «Sono pronto a mettere a disposizione 30 milioni di dollari».
Si tratta di una cifra enorme. Da dove proviene? Lo stesso Sala dice di ritenere 'perfettamente lecito" il possesso della somma. Si tratterebbe di commissioni che la Parmalat pagava e le banche (o i broker) incassavano per contratti di assicurazione sul rischio-cambio o sul rischio politico.
In effetti le grandi società che operano con l'estero assicurano le loro operazioni contro la possibile volatilità delle valute, oppure contro eventi politici (in Sudamerica) che potrebbero compromettere gli affari, ma 30 milioni di dollari (60 miliardi di lire) nei conti di un solo broker, a titolo di commissione, sono tanti.
Luca Sala ormai è un fiume in piena. Viene interrogato quasi tutti i giorni e sta anche spiegando il meccanismo degli Uspp (Us private placement), strumenti simili alle obbligazioni emessi in Usa per investitori istituzionali. Parmalat li emetteva ma, anche di fronte alla sottoscrizione, il denaro non tornava a Collecchio, trattenuto dalle banche americane a riduzione della loro esposizione.
A Parma, invece, sono stati interrogati in carcere Francesca e Stefano Tanzi. Su Francesca, in particolare, pesano le parole di Tonna sulle distrazioni di fondi da Parmalat verso le società del turismo. «Giovanni Tanzi (fratello di Calisto) non conosceva le singole operazioni di trasferimento - dice Tonna - ma Francesca era a perfetta conoscenza della cosa».
La figlia di Tanzi invece risponde: «Sono assolutamente estranea a quelle che chiamate distrazioni. Il mio ruolo in Parmatour in realtà non era operativo». Stefano Tanzi, invece, ha detto di aver visto «la società in difficoltà». Ma aveva pensato che la situazione si poteva risolvere con l'assunzione di validi manager.
Interrogato anche l'ultimo degli arrestati, Romano Bernardoni, ex presidente di Parmatour.
E' accusato di aver preso 22 milioni di euro dalla Parmalat e averli dirottorati nella società del turismo. La sua risposta: «Quei soldi? Pensavo fossero di Tanzi».
Cirio, interrogato Arpe.Nell'altra grande inchiesta, quella sul crac Cirio, è stato interrogato Matteo Arpe, amministratore delegato di Capitalia (altri banchieri seguiranno nei prossimi giorni). Arpe ha spiegato che le linee di credito verso la 'Cragnotti & Partners" si interruppero a causa della mancata copertura, a parte di quest'ultima, dei debiti con la banca. Nessuna domanda, invece, gli è stata posta su Geronzi e, tanto meno, sugli aspetti legati al collocamento dei bond. Ieri, sempre nell'inchiesta Cirio, c'è stata la decisione del Tribunale del riesame che ha annullato l'ordine di custodia per Andrea Cragnotti, figlio di Sergio. Invece restano in carcere l'ex patron di Lazio e Cirio e suo genero Filippo Fucile.
«Cragnotti - ha spiegato il suo legale - è molto amareggiato ma combattivo e pronto a difendere la sua innocenza. E' solo l'inizio della battaglia».

Gigi Furini