IL PALLONE IN FONDO AL POZZO PER RISALIRE DEVE FARE QUARESIMA
Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire: il fenomeno è noto (la saggezza popolare lo ha tradotto in proverbio) e si ripete con puntualità. Infatti non siamo tecnicamente né sordi né ciechi: lo sappiamo da anni che il calcio è economicamente truccato. Come possono esistere aziende che spendono regolarmente il triplo di quanto incassano?
In un solo e ovvio modo: falsificando i bilanci e inventando partite contabili. Poi, ma è soltanto una conseguenza altrettanto ovvia, non pagando i fornitori, il fisco, i dipendenti. Quindi ipotecando gli incassi futuri e la loro stessa sopravvivenza legandosi alle banche che diventano ostaggi, vittime e complici.
Adesso arrivano gli inquirenti, che però non stanno scoprendo proprio nulla che non fosse alla portata di uno che la sera si guarda la partita in televisione, anche quella tv dove pure sul calcio non ti dicono nulla se non quante volte quel giocatore si è soffiato il naso nell'ultimo decennio.
Non fosse stato per l'Europa, che anche nel calcio ha questa strana fissazione delle regole da rispettare e far rispettare, avremmo continuato a considerare normale una industria del calcio in cui tutti barano e sono tutti di fatto falliti.
Ancora oggi non vogliamo guardare e sentire. Al bar continuiamo a discutere della Juve che «deve» comprarsi mezza difesa, dell'Inter che «deve» comprarsi il centrocampo, di chi si sta comprando il Milan, della campagna acquisti della Roma, della Lazio ma anche del Palermo, Avellino o Albinoleffe. Lo stesso sui giornali e soprattutto nella chiacchiera televisiva. Mezza nazione di pazzi furiosi che parlano di mercato senza un euro in tasca.
In fondo pensiamo tutti, siamo stati tutti abituati a pensare, che: si, va bene, ma figurati se... Invece succede, sta succedendo: le società di calcio falliscono e falliranno, qualcuno passerà dalla tribuna d'onore alla cella, altri si preparano a vendere ai russi, agli arabi, insomma a chi può, e di «chi può» in Italia non ce n'è più.
Il calcio non finirà e neanche tornerà quello antico, ma il calcio che c'è agonizza, morirà di sicuro. Può vivere invece un calcio dove tutti guadagnino meno della metà di oggi, dove non si fanno debiti e relativi imbrogli, dove i diritti tv siano trattati collettivamente e non squadra per squadra, altrimenti tra un po' giocano in tre, forse in due. Un calcio intorno al quale lavorino una stampa diversa e un tifoso meno illuso e prepotente. Non sarà indolore e non è neanche detto che ci riusciremo. Dopo l'orgia, è pronto un futuro quaresimale e non è una predica sui buoni valori che interessano a nessuno, è una questione di soldi senza cui non si cantano messe né si fanno campionati.
Considerazioni finali a bordo campo: cosa sono tre coincidenze? Quasi una regola. Cirio, Banca 121, Tanzi, calcio: il «metodo Parmalat» di gestione aziendale non è solitario orfano di madre vedova. O non sarà tutta colpa dei magistrati impiccioni, disturbati mentali e golpisti? In fondo un presidente di una squadra di calcio questo lo ha già sostenuto.