«E' lei la donna che mi salvò»

VOGHERA.«Si, è lei la donna che mi ha salvato la vita». Ha riconosciuto il suo sorriso, inconfondibile anche nella vecchia foto in bianco e nero, quel viso dolce e gentile. Si, fu proprio Anna Maria Mascherini, l'infermiera vogherese fucilata dai nazifascisti il 31 gennaio 1945 a Biagasco di Pozzolgroppo (Alessandria), a strappare alla morte il partigiano Franco Gammarota («Brancaleone» il suo nome di battaglia) e un gruppo di compagni che si era nascosto nelle tombe del cimitero di Zavattarello durante il grande rastrellamento dell'autunno-inverno del '44. Ogni giorno, sfidando la rappresaglia tedesca, una donna portava loro del cibo e questo gesto di eroismo consenti a Brancaleone e agli altri di sopravvivere. Quando, alla fine, Gammarota riusci a scappare e a mettersi in salvo, ricongiungendosi al grosso delle forze partigiane, seppe che il loro angelo custode era caduto sotto il piombo nemico.
Chi era quella donna? Sessant'anni dopo, Gammarota, che oggi vive a Barletta, in Puglia, vorrebbe conoscerne l'identità, per piangere sulla sua tomba. Un caso toccante di cui si è occupata anche la trasmissione tv «Chi l'ha visto?». E ora il mistero sembra risolto. «Mio padre - racconta Giuseppe Gammarota - ha osservato attentamente la foto di Anna Maria Mascherini uscita su La Provincia pavese e non sembra avere dubbi: era proprio lei la ragazza che li aiutò, a rischio della propria stessa vita». Franco Gammarota e il figlio verranno presto a Voghera, per mantenere la promessa. Anna Maria Mascherini è sepolta al cimitero maggiore della città. Nel '45, quando venne fucilata, non aveva neppure ventun'anni: era nata, infatti, il 4 giugno 1924. I nazifascisti la catturarono insieme al fidanzato, Alberto Ermes Piumati, che comandava la brigata «Cornaggia» e ad altri partigiani (fra i quali il commissario politico Carlo Covini e il vicecomandante della divisione garibaldina «Aliotta», Lucio Martinelli). Un monumento-sacrario, eretto a Biagasco, ricorda il loro sacrificio e una via di Voghera è dedicata all'eroica ragazza, il cui nome - ricorda lo storico Ugo Scagni nel suo bel libro sul ruolo svolto dalle donne nella Resistenza dell'Oltrepo - è scolpito anche nel sacrario partigiano al cimitero maggiore.
Gammarota, oggi 82enne, non potrà mai dimenticare quei momenti, l'eroismo di una ragazza poco più che ventenne, che mise a repentaglio la propria vita pur di salvare lui e i suoi compagni. «Fu proprio grazie all'abnegazione e al sostegno delle genti dell'Oltrepo - ricorda il vecchio partigiano - che riuscimmo a resistere a due inverni terribili, scampando alla morsa nazifascista». Giovane marinaio a Genova, Gammarota dopo l'armistizio si sottrasse alla cattura e con un pugno di commilitoni, valicato l'Appennino, raggiunse i monti dell'Alto Oltrepo. Qui si uni alle prime formazioni partigiane, per poi assumere il comando del distaccamento Cairoli della brigata «Casotti», agli ordini del conte Luchino Dal Verme. (r.lo.)