«Una breccia pericolosa Già pronto il ricorso»

MILANO.Un ricorso in sede europea contro il regolamento che liberalizza l'uso internazionale di 17 menzioni tradizionali riservate a prestigiosi vini italiani. Ad annunciarlo è il viceministro alle Attività produttive e plenipotenziario per il Commercio estero, Adolfo Urso.
La decisione della Commissione europea arriva proprio mentre lei si batte per il made in Italy.
«Questa decisione, presa a strettissima maggioranza, contrasta con la politica europea. Ho già dato disposizione ai miei uffici per un ricorso in sede europea e mi hanno confermato che ci sono gli estremi per presentarlo. Si tratta di un provvedimento inspiegabile e illogico, un pessimo segnale, un vulnus pericoloso che dobbiamo recuperare prima che l'Europa appaia condurre una politica schizofrenica».
I prestigiosi vini italiani cosa rischiano?
«Il problema non è grave in sè perché il nostro Paese è nelle condizioni di tutelare questi vini rispetto alle forme di contraffazione, ad esempio con la registrazione dei marchi. Ma è un pessimo segnale rispetto alla politica dell'Unione europea che in ambito internazionale sta agendo in direzione opposta. Sui vini proprio a settembre ho firmato un accordo Ue-Canada per la tutela della denominazione geografica. L'Unione europea fa di questo elemento un cardine in tutti i trattati bilaterali e multilaterali portati avanti in sede di Wto».
Cosa si sta facendo per tutelare il made in Italy?
«Nell'ultima Finanziaria è stata introdotta una norma sul marchio made in Italy e tra pochi giorni sarà pubblicato il regolamento attuativo che indica chi può apporlo, quali requisiti ci vogliono e le sanzioni».
C'è poi la questione dei marchi di origine.
«L'Unione europea sta lavorando perché a marzo venga presentata una proposta basata su un nostro documento per l'obbligo di indicare il paese di origine in ogni prodotto venduto nella Ue. Un produttore cinese, ad esempio, non è obbligato a indicare made in Cina se vende in Europa, mentre è obbligato a farlo se vende negli Stati Uniti. Vogliamo che questo obbligo ci sia anche in Europa per la tutela dei consumatori e del mady in Italy rispetto alle contraffazioni. Ed è di queste ore la notizia che su questa proposta abbiamo raggiunto la maggioranza dei Paesi membri. Insomma, ci stiamo riuscendo». (m.v.)