Se la memoria «processa» la cronaca


PAVIA. La memoria non è solo ricordo di drammi (pensiamo alla strage della stazione di Bologna o al conflitto israelo-palestinese) ma anche momento di formazione dei giovani. Se ne parla nella giornata di dibattito, venerdi a Scienze politiche dalle ore 10, su 'Il tempo e le forme della memoria, rappresentazioni del passato e discorso pubblico" promossa da facoltà, dipartimento di studi politici e sociali e Associazione Italiana di Sociologia (Ais).
«La giornata di dibattito - spiega Marita Rampazi, organizzatrice del convegno per conto della sezione Vita quotidiana dell'Ais, in collaborazione con Anna Lisa Tota e Gabriella Turnaturi (sezione Istituzioni e processi culturali) - nasce con il concorso di una pluralità di istituzioni e con un approccio pluridisciplinare. Coinvolge il Dipartimento di studi politici e sociali, la facoltà di Scienze politiche e due sezioni dell'Associazione italiana di sociologia».
L'idea iniziale era di sviluppare un primo dibattito tra sociologi e storici sull'uso pubblico della memoria, con l'auspicio che si potesse dare un seguito alla prima giornata organizzando dibattiti analoghi con altre discipline, come scienza politica e antropologia. In effetti, il tema della memoria è sempre più al centro dell'attenzione.
I lavori della mattina saranno coordinati da Alessandro Cavalli, sociologo dell'Università di Pavia, e quelli del pomeriggio da Franco Rositi, sociologo dell'Università di Pavia, studiosi molto noti dei fenomeni commessi alla comunicazione pubblica e al ruolo della storia e della memoria. Ad esempio interverrà la studiosa sarda Aide Esu sul ruolo della memoria nel conflitto israelo- palestinese. Per essere più vicini a casa, ci sarà un intervento di della sociologa di Pavia Annalisa Tota sulla memoria della strage di Bologna (2 agosto 1980) e attualmente sta lavorando sulla strage del treno Italicus. «La memoria - dice Rampazi - è importante non solo quando è ricordo di drammi o di grandi stragi, ma svolge anche un ruolo spesso poco percepito nella formazione delle giovani generazioni. I giovani traggono le ragioni del loro impegno civile e che giustificano eticamente la loro esistenza dalla memoria che 'respira" nella comunità in cui essi vivono. La memoria è legata all'etica: il senso dell'impegno civile e personale non può prescindere dalla memoria. La giornata vuole allora offrire spunti di riflessione ai docenti impegnati nella difficile costruzione dell'identità dei giovani».
Questo tema sarà affrontato soprattutto da Loredana Sciolla, sociologa dell'Università di Torino, che dialogherà con la storica Anna Rossi Doria dell'Università di Roma, che evocherà le ragioni della memoria e della storia. Un tema analogo sarà ripreso da altri interventi nel pomeriggio, quali quello di Marita Rampazi stessa: «Interverrò - dice - sulle ragioni che sostengono e motivano l'impegno pubblico dei giovani e sui cambiamenti intervenuti negli ultimi vent'anni nelle forme della partecipazione politica e sociale dei giovani».
La seconda storica invitata è Bruna Bianchi, dell'Università di Venezia, che proporrà una riflessione sulle esperienze di guerra e deportazione del Novecento, avendo particolarmente attenzione verso il problema della attualizzazione di queste memorie. Si tratta di testimonianze - ad esempio della deportazione di donne e bambini in Sudafrica nel corso della guerra boera (1899-1902), in cui un'intera generazione venne cancellata ad opera degli inglesi - ignorate per quasi un secolo dalla storiografia e del mondo culturale generale. Con Bruna Bianchi parlerà Paolo Jedlowski, dell'Università della Calabria.

Sisto Capra