Coldiretti verso la conferma di Ghezzi

PAVIA. Dopo due anni la Coldiretti torna a eleggere il presidente. Ma stavolta non c'è la tensione che caratterizzò l'ultima sfida, quella del 17 febbraio del 2002: Giuseppe Ghezzi, il leader dell'associazione di agricoltori più forte della provincia, si avvia a una tranquilla conferma. Oggi dovrebbe arrivare la conferma che sarà una sola la lista presente. Insomma, sembrano esserci tutte le condizioni per superare in maniera definitiva la fase turbolenta che si era aperta nel dicembre '98, quando la spaccatura interna aveva portato al commissariamento della federazione pavese.
Una soluzione inevitabile dopo la divisione tra l'allora presidente Giovanni Sacchi e il suo avversario Riccardo Fiamberti. Il commissariamento si era protratto più del previsto, suscitando tra l'altro i malumori della base nei confronti di Duccio Castellotti, l'uomo designato a guidare la transizione della federazione pavese.
La pace interna sembrò finalmente raggiunta nel marzo del 2000, quando all'unanimità venne scelto l'oltrepadano Ademaro Bertelegni come nuovo presidente. Ma i problemi riemersero dopo poco. Mentre ben tre direttori si avvicendavano, nei confronti di Bertelegni montò l'insofferenza di una schiera sempre più cospicua di agricoltori. Tra questi due giovani dell'Oltrepo: Giuseppe Ghezzi e Michele Rossetti, che cominciarono a raccogliere il fronte dei critici. Già dopo l'estate del 2001, pur rimanendo in carica, Bertelegni aveva di fatto lasciato la guida della Coldiretti al vicepresidente anziano, Angelo Malaspina. La nuova crisi sfociò inevitabilmente in un'altra elezione, alla quale la Coldiretti si presentò divisa. Da un lato Giuseppe Ghezzi, dall'altro lo stesso Malaspina, sul quale erano confluiti anche i voti di Michele Rossetti, dopo la rottura con Ghezzi.
Ghezzi si impose, nel febbraio del 2002, sul filo di lana: 77 voti a 74. Una situazione non semplice da gestire, per il neopresidente, anche perché non venne rinnovato il Consiglio e quindi Ghezzi non potè scegliere - come prevede lo statuto della Coldiretti in caso di elezioni generali - i sette consiglieri di sua fiducia. Ghezzi pagò soprattutto all'inizio lo scotto di quella situazione ancora non sanata. Ma nei due anni successivi - quelli mancanti al completamento del mandato di Bertelegni - è riuscito poco alla volta a ricomporre le divisioni. Almeno questo sembra suggerire la larga convergenza sul suo nome e la probabile presentazione di una sola lista. E' una elezione con la quale la Coldiretti conta davvero di voltare pagina. (l.si.)