«Terroristi per tara genetica»
ROMA. «Cosa c'è in questo terrorismo omicida? Cosa c'è nell'Islam, in generale? Cosa c'è nei palestinesi, in particolare? Forse una lacuna culturale? Oppure una tara genetica? Magari, se potessimo fare una radiografia. C'è dell'inspiegabile in questa continua furia omicida». Le molte domande sull'Islam, sugli arabi, sui palestinesi e sulla «tara genetica» che li induce al terrorismo stragista se li è posti il vice ministro della Difesa israeliano Zeev Boim, esponente di primo piano del partito governativo Likud.
Ha provocato un putiferio alla Knesset, al Parlamento israeliano e ha ricevuto l'appellativo di «razzista» da parte dei deputati della sinistra e dei suoi colleghi arabi. Zeev Boim ha cercato più tardi di ridimensionare le sue gravi affermazioni, facendo dire dal suo portavoce che si è trattato di «alcune ipotesi sulle radici del terrorismo», ma l'opposizione chiede ormai a gran voce le sue dimmissioni.
Sulle affermazioni di Zeev Boim è intervenuto indirettamente anche Ariel Sharon nel corso di una visita in una località araba, Kafr Qassem, tra le più povere dei centri israeliani abitati dagli arabi. «Credo - ha detto Sharon - nella vita comune di ebrei e arabi. Dobbiamo sforzarci di creare un'atmosfera di cooperazione e di amicizia».
Ma nelle stesse ore le ruspe israeliane cominciavano a spianare una lunga striscia di terre palestinesi a Beit Sourik, nella Cisgiordania nord-occidentale, per dar via alla costruzione di un nuovo pezzo del «muro» che Sharon ha deciso di costruire intorno ai territori palestinesi e in questi giorni al centro di un acceso dibattimento alla Corte internazionale dell'Aja.
Il lavoro iniziato ieri a Beit Sourik riguarda la costruzione di circa 96 chilometri di muro, che saranno aggiunti ai 180 chilometri già realizzati. I lavori sono sorvegliati dai reparti dell'esercito che ieri hanno attaccato la manifestazione degli abitanti di un villaggio palestinese minacciata dalle ruspe, ferendo numerosi manifestanti che protestavano contro la mutilazione delle loro abitazioni.
L'apertura di un nuovo cantiere del «muro» nel momento in cui all'Aja sono iniziate le udienze sulla sua leggittimità è interpretata però anche come una risposta indiretta a chi ha deciso di processare Israele. Sharon ieri senza mezzi termini ha definito la Corte dell'Aja un «circolo della ipocrisia».
«All'Aja - ha detto il premier israeliano - si sta compiendo un tentativo di negare ad Israele il diritto fondamentale di autodifesa». E a proposito di possibili trattative di pace con l'amministrazione autonoma palestinese Sharon ha affermato: «Il governo Abu Ala è un governo di omicidi e di menzogne. Con quel governo non potremo raggiungere alcun accordo».
Alla Corte dell'Aja, ieri alla sua seconda giornata di udienze, sono intervenuti il rappresentante giordano e quelli di Cuba e di Belize. I cubani hanno esplicitamente condannato la costruzione del muro, mentre la delegazione di Belize, paese amico e alleato di Israele, pur riconoscendo il diritto israeliano di proteggersi dagli attacchi del terrorismo, ha ritenuto illegittima la barriera intorno ai territori palestinesi.
Infine la delagazione giordana, che dall'Aja ha lanciato un allarme: «Quel muro provocherà l'esodo forzato dei palestinesi nella vicina Giordania». (b.z.)