Meno soldi ai Comuni e le tasse aumentano

MILANO. Sono aumentate le tasse. Il governo ha tagliato il trasferimento di fondi ai Comuni e alle Regioni e questi enti hanno aumentato la loro quota di Irpef. Risultato: nei primi 11 mesi del 2003 gli italiani hanno pagato 2,3 miliardi di tasse in più (rispetto allo stesso periodo del 2002) per un controvalore, in lire, di 5.500 miliardi. Nello stesso periodo, a causa del condono, sono praticamente crollate le entrate del fisco dovute ai controlli tributari. La ‘macabra' scoperta la fa il governo, esattamente un documento del Dipartimento per le politiche fiscali del ministero dell'economia.
«Irpef comunale». - E' l'addizionale che i Comuni possono decidere di applicare sull'Irpef. In 11 mesi ha dato un gettito di 1.457 milioni di euro.
Gettito in crescita del 46,7% rispetto allo stesso periodo del 2002. L'incremento è dovuto al fatto che sono state 599 le amministrazioni comunali che hanno istituito l'addizionale per la prima volta e questi sono andati ad aggiungersi ai 4.641 Comuni che già avevano utilizzato questa leva fiscale nel 2001.
Inoltre ci sono stati 1.549 comuni che hanno deciso un aumento dell'addizionale.
Irpef regionale.L'addizionale Irpef incassata dalle Regioni ha portato un gettoto di 5.387 milioni di euro, con un aumento del 20,6% sul 2002. L'aumento è dovuto al fatto che sei Regioni (Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria e Veneto) hanno deciso di aumentare l'aliquota che, invece, nel 2001 era fissata nello 0,9% per tutta Italia.
L'Irap.L'imposta regionale sulle attività produttive è l'imposta più pesante. Nel 2003 ha dato un gettito di 23.701 milioni di euro, contro i 22.779 dell'anno prima (con un aumento del 4%).
Il condono.L'arrivo dei condoni fiscali ha dimezzato, per il Fisco, le entrate dovute ai controlli tributari. Il gettito si è fermato a quota 611 milioni, diminuendo del 55% rispetto all'anno precedente. Le entrate tributarie relative alle imposte dirette (cioè Irpef, Irpeg e Ilor) sono calate di 578 milioni di euro (-56,4%). I controlli sulle imposte indirette (cioè l'Iva) hanno portato in cassa il 51% in meno.
Italia declassata?L'agenzia di rating Standard & Poor's minaccia di declassare l'Italia nella speciale classifica che vede, messi in fila, i Paesi del mondo (quasi tutti) che emettono titoli per finanziarsi. La classifica è stilata in base al rischio di insolvenza e finora l'Italia ha goduto di una doppia A. «La situazione dell'Italia non è per nulla migliorata rispetto a novembre - dice Moritz Kraemer, l'analista specializzato nel debito pubblico italiano - e l'inerzia del governo preoccupa: ogni giorno che passa senza fare passi avanti è sprecato. E noi, entro fine anno, saremo obbligati a prendere una decisione sul rating italiano. Al momento un rating AA rischia di non essere compatibile con un debito pubblico superiore al 100% del Pil». «Senza 'una tantum" - dice l'analista di S&P - il rapporto deficit-Pil, anzichè al 2,5% sarebbe stato al 4,1%».(g.f.)