Pavia, come sei caduto in basso
PAVIA. Azzurri ultimi in classifica. A braccetto con il Prato. Che due settimane fa al Fortunati ha dato sfoggio di inconsistenza. Adesso prende addirittura forma lo spettro della retrocessione diretta. Tra i tifosi che sfollano mesti dopo la sconfitta contro lo Spezia (la settima in 12 esibizioni casalinghe, un disastro) si percepiva rassegnazione. Se siete tra chi pensa che il destino del Pavia sia già scritto, voltate pure pagina. Noi continuiamo a non capire, a non volerci arrendere. Il Pavia non è affatto la peggior squadra del lotto. Qualcosa non funziona. A partire dal messaggio trasmesso dalla stanza dei bottoni. Perché ripetere all'infinito che nulla mai potrà cambiare nella gestione tecnica? Anche pensare che l'allenatore non si debba mai sostituire è una comoda semplificazione. In ultima istanza persino un segno di resa.
Non si cambiano allenatori a ogni refolo di vento contrario. Giusto. Ed è assodato che serietà e continuità paghino nel tempo. A patto che compattezza e tranquillità stabiliscano le condizioni ideali. Per fare, per agire, per trovare soluzioni, per porre rimedio. Marco Torresani crede ancora nelle possibilità del Pavia? Il tecnico azzurro ha chiaro in mente il progetto per ripartire fin dal 7 marzo contro il Cesena? Non la prenda sul piano personale come altre volte, il mister. Se siamo a chiederci 'ste cose e perché il ruolo dell'allenatore è fondamentale. Qui però il problema è il vicolo cieco in cui si è infilato il Pavia. Dove la serenità è ormai seriamente intaccata in una situazione che d'ora in avanti - anche nella paciosa indifferenza in voga sul Ticino - minaccia di farsi sempre più difficile. Sei sconfitte in 7 partite in questo inizio di 2004 hanno ormai detto che al massimo saranno play out, dove il Pavia rischia di affacciarsi con situazioni negative negli scontri diretti (quelle con Torres, Varese e al limite Reggiana, mentre dopo il 3-1 dell'andata va definito il doppio confronto con la Pro Patria). Come si sia ridotto cosi il Pavia dopo la sonante vittoria di Cittadella, il punto più alto della stagione, è un pensiero che ci tormenta.
Perché invece di sfruttare l'onda di quell'entusiasmo il Pavia si sia poi presentato pavido nel doppio confronto interno con Pisa e Pistoiese (un solo punto in due partite) non riusciamo ad accettarlo. Quindi il disastro di questi primi due mesi dell'anno nuovo: 3 punti sui 21 disponibili, due gol fatti e 13 subiti in 7 partite, una doppio 3-0 a far da filo conduttore in otto giorni appena, dalla trasferta di Sassari al ko con lo Spezia. Partita ricca di contraddizioni, quest'ultima. Torresani parte con tre punte (Inacio, Nordi e Florean), ma nel predisporre la difesa «a tre» chiede a Ferraro di marcare a tutto campo lo spezzino Alessi. Un accorgimento che, specie in casa, negli effetti si è spesso tramutato in freno psicologico. Non è convintissimo del tridente, dunque, il tecnico. E ha bisogno di riequilibrare l'assetto blindando le retrovie. Tanto che dopo 20 minuti, quando Florean si blocca per un guaio muscolare, non sarà Rossini a subentrargli. Ed è la seconda contraddizione di giornata. Poi, al vantaggio dello Spezia, per far posto a Rossini fuori Gruttadauria, fin li uno dei più tonici. Soprattutto di ruolo sulla corsia destra. Dove verrà dirottato Ferraro, anche se in posizione più arretrata. Tanto valeva, dunque, sostituire direttamente l'ex interista. Sono segnali inequivocabili di smarrimento di fronte a una situazione oggettivamente difficile. Cosi si retrocede in C2. Senza passare dai play out.