«Sogno Berlusconi a Sanremo»
ROMA. «Non vorrei ritrovarmi in una Rai invasa da Zelig con il presidente del Consiglio nella versione del grande cuoco a «La prova del cuoco». E sto sognando quando apparirà come grande esperto di canzoni al Festival di Sanremo».
Il giorno dopo l'esternazione fiume di 20 minuti di Silvio Berlusconi alla Domenica sportiva Lucia Annunziata, già intervenuta in diretta per stigmatizzare l'intervento del premier, rincara la dose delle critiche. E chiede al direttore generale di prendere posizione, visto che «da tempo si nasconde dietro i pantaloni del Cda». «Un intervento signorile...» replica Flavio Cattaneo che annuncia una relazione dettagliata per il Cda, convocato oggi pomeriggio.
Con la presidente si schiera tutta l'opposizione. «E' stata un episodio di immensa megalomania, ha abusato di una funzione pubblica istituzionale infarcendo discutibili giudizi calcistici con ancor più discutibili giudizi politici», attacca Piero Fassino. «L'intervento di Berlusconi viola le delibere della commissione di Vigilanza sulla presenza dei politici in tv» accusa Paolo Gentiloni della Margherita. «La campagna elettorale è cominciata: se continua cosi chiederemo gli osservatori Ue», promette il verde Pecoraro Scanio.
Opposte le reazioni della maggioranza. Se Gianfranco Fini, dal Costanzo show, «giustifica» Berlusconi perchè è «stato invitato dalla Rai a intervenire» e perchè ha portato ascolti al programma (2milioni600mila, secondo l'auditel), Sandro Bondi, coordinatore forzista, accusa Annunziata, rea di un intervento «a gamba tesa». «Ma come si permette?» chiede un altro forzista, Paolo Romani.
E' in Rai però che il «caso» Berlusconi-Milan-elezioni deflagra. Retroattivamente. Domenica la presidente aveva duramente contestato conduttori e direzione di Rai sport. Grande è stato ieri lo stupore nel constatare il coro di direttori Rai schierati pubblicamente in difesa dello «scoop». «E' stato un intervento ineccepibile» assicura il capo di Rai Sport Fabrizio Maffei rendendo nota la telefonata «molto irritata» ricevuta domenica sera dalla presidente che chiedeva di andare in onda, annunciandogli sanzioni disciplinari. In soccorso di Maffei arriva Clemente Mimun direttore del Tg1: «Ha fatto bene e correttamente il suo mestiere». Ma non era stato vietato ai giornalisti della Rai concedere interviste? La «regola» evidentemente non vale per tutti. E l'Usigrai coglie la palla al balzo, invitando tutti i giornalisti a riappropriarsi della «libertà di manifestare il proprio pensiero», a cominciare dai conduttori ribelli del Tg1 che non avevavno potuto replicare alle accuse di Mimun. Viale Mazzini si affretta però a precisare: «Li avevamo autorizzati noi». «E' Cattaneo che stacca l'assegno», commenta Annunziata. Che aggiunge: «Esiste una prassi aziendale sulle presenze dei politici in tv prima e durante la campagna elettorale: ho mandato un lungo memo e non ho avuto obiezioni. Se ho sbagliato accetto sanzioni ma li avverto: la storia di sfiduciare la Annunziata è una soap già vista, non vorrei che facessero un altro flop».