Primo indagato per Pantani Forse è il fornitore di droga
RIMINI. C' è il primo indagato nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Rimini che mira ad accertare le cause della morte di Marco Pantani. Non è escluso che a breve sul registro degli indagati possano finire altri nomi: persone - secondo quanto si è appreso - del gruppo di spacciatori che avrebbe avuto contatti con il Pirata. Formalmente l'iscrizione sarebbe relativa a un fascicolo che ipotizza il solo spaccio di stupefacenti, connesso con l'inchiesta sulla morte del ciclista. Da fonti investigative non è arrivata alcun indizio sull'identità della persona indagata, ma non si tratta comunque dell'uomo che Pantani avrebbe incontrato a Rimini, nei suoi ultimi cinque giorni di vita e per il quale il Pm Paolo Gengarelli ha lanciato un appello.
La scelta di indagarlo potrebbe pure essere stata determinata da esigenze investigative. In attesa dell'arrivo dei primi risultati delle analisi tossicologiche e istologiche affidate al professor Giuseppe Fortuni, giovedi il Pm Gengarelli ha ascoltato per l'ennesima volta l'amico più vicino nell'ultimo periodo al campione, Michel Mengozzi: oltre a puntualizzare ancora alcune circostanze, ha smentito di aver mai saputo di una colletta fatta da alcuni amici per «invitare» i pusher fornitori di cocaina, perché smettessero di procurarla al ciclista. Una situazione che era stata resa pubblica da un giornalista, a sua volta ascoltato ieri in mattinata dagli investigatori della squadra mobile. Nella sua deposizione ha confermato quanto già scritto e detto davanti a microfoni e telecamere: e cioè di essere venuto a conoscenza della colletta da confidenze riportate. Già nella tarda mattinata di ieri, la Procura aveva lanciato l'appello ai testimoni della vicenda. Si continua infatti a cercare la persona che ha incontrato Pantani nel mini-appartamento del residence Le Rose, di Rimini. «Sappiamo che è stato nella sua stanza - ha detto il Pm Gengarelli - ma non sappiamo chi sia e non abbiamo elementi certi per identificarlo con certezza. Per questo mi rivolgo a tutti: chi sa parli». E, riferendosi a chi ha visto il Pirata, aveva spiegato che «non è persona per la quale si può ritenere che abbia avuto un contatto illecito. Potrebbe essere stato un contatto lecito». Ma anche in questo caso l'uomo potrebbe comunque sapere qualcosa o fornire elementi utili alle indagini. Il Pm ha poi ripetuto che bisognerà attendere gli esiti conclusivi della perizia medico legale e ha spiegato che «il professor Fortuni riferirà via via soltanto a me l'esito delle indagini. E io non comunicherò nulla, neppure ai miei più stretti collaboratori per evitare illazioni. Se non quando la perizia sarà conclusa».
Pantani era probabilmente dipendente da «sostanze stupefacenti, ma soprattutto dall'eritropoietina; una dipendenza che lo ho portato alla fine alla perdita del controllo». Ne è convinto lo psichiatra Antonio Picano, responsabile dell'ambulatorio speciale per la depressione dell'ospedale San Camillo di Roma. «Il problema di Pantani - ha affermato Picano - penso fosse una tendenza a fare uso di sostanze stupefacenti come la cocaina, ma non solo. La mia ipotesi è che fosse diventato dipendente dall'epo». Pantani sapeva, ha rilevato Picano, che «usando l'epo poteva avere delle prestazioni straordinarie, oltre ad un senso di benessere ed euforia determinati da tale sostanza».