«Stop Aids»: anche in questo modo Pavia aiuta Ayamè
PAVIA.Ernesto Bettinelli, Alberto Majocchi, presidente e vicepresidente dell'Agenzia di Pavia per Ayamè e l'ematologo Francesca Lunghi, di nuovo missione in Costa d'Avorio. Obiettivo: la campagna sanitaria Stop Aids. Coordinatore di questo importante intervento sanitario è Ercole Brusamolino, ematologo della Clinica Ematologica dell'IRCCS San Matteo di Pavia. La prevalenza dell'infezione da Hiv in Costa d'Avorio è intorno al 15%. Una delle modalità di diffusione dell'Hiv è la trasmissione madre-neonato, il 70% dei contagi avviene durante il parto e il 30% durante l'allattamento al seno. Questo problema è stato risolto in Europa e Stati Uniti dall'introduzione dei farmaci anti-retrovirali e l'abolizione dall'allattamento al seno. Ma in Africa?
«Risultati positivi sono stati ottenuti in Uganda con l'impiego della nevirapina, farmaco anti-retrovirale, dato alla mamma all'inizio del travaglio di parto e al bambino entro 72 ore dalla nascita. In questo modo, si è ridotto significativamente il rischio di trasmissione. Più complicato è il problema dell'allattamento artificiale, per ragioni economiche, culturali e sanitarie proprie dell'Africa. All'Ospedale di Ayamè nascono 600 bambini all'anno, le mamme sono sieropositive nel 15% dei casi e il rischio di trasmissione del virus è del 40%, quindi il numero di bambini potenzialmente infettati all'anno è di circa 50».
In cosa consiste il progetto Stop Aids?
«E' un programma di prevenzione della trasmissione da madre a bambino dell'infezione da Hiv che prevede l'informazione delle donne fertili sulle modalità di trasmissione dell'infezione da Hiv, visite periodiche durante la gravidanza e incentivi a partorire in ospedale, esecuzione volontaria del test di screening per Hiv, trattamento della madre sieropositiva e del neonato al momento del parto. Gli obiettivi ulteriori consistono in controlli periodici ai bambini, con test per Hiv al sesto mese e al compimento dell'anno e nella terapia della madri sieropositive, con più farmaci anti-retrovirali (tri-terapia)».
Come perseguirete questi obiettivi?
«Con la collaborazione del personale sanitario ivoriano e dei partners italiani che hanno operato in questi anni all'ospedale di Ayamè. E' cruciale il ruolo del Policlinico San Matteo, firmatario nel'96 di una Convenzione con l'ospedale africano che ha reso possibili stages a Pavia di personale sanitario ivoriano e missioni ad Ayamè di medici pavesi, fra cui ematologi e specializzandi in pediatria. Il programma ha una valenza scientifica oltre che assistenziale e potrebbe ricevere un significativo impulso dalla collaborazione degli specialisti infettivologi del San Matteo. I risultati saranno valutati in termini di efficacia della prevenzione e di controllo della malattia nei soggetti sieropositivi trattati con la tri-terapia».
Chi sono i protagonisti di questa iniziativa?
«Il promotore è lo stesso ospedale di Ayamè, sostenuto dall'Agenzia di Pavia per una parte dell'impegno economico, in accordo con il Ministero della Sanità della Costa d'Avorio. Questo Ministero sta valutando la nostra richiesta di rendere disponibili ad Ayamè alcuni farmaci anti-retrovirali, disponibili ora solo nei policlinici e nelle cliniche universitarie della capitale».
Carmen Morrone