«Giovani Industriali per Montezemolo»
PAVIA. «Noi Giovani Industriali della provincia, cosi come i colleghi di tutta la Lombardia, votiamo per Montezemolo presidente di Confindustria». Il presidente Carlo Stafforini riassume cosi il risultato delle consultazioni fra i 140 associati e aggiunge: «L'Unione Industriali di Pavia sta sondando le oltre 600 aziende associate, l'esito si avrà entro la prossima settimana. Noi Giovani, invece, abbiamo già deciso: la Confindustria con Montezemolo può meglio incalzare il governo ad attuare le riforme indispensabili alla piccola e media impresa». Stafforini cita l'impegno in Libia della sua azienda, la Idreco spa di Voghera (impianti per la depurazione di acqua, aria e suolo), per dimostrare quanto sia difficile imporsi sui mercati stranieri.
Presidente Stafforini, a che punto è la consultazione tra gli industriali della provincia di Pavia?
«Il presidente Renato Ravicino e i vicepresidenti Franco Varvello (Vigevano), Paolo Bianchi (Pavia) e Bruno Calzolai (Voghera) stanno sondando le oltre 600 aziende associate per determinare la preferenza tra Montezemolo e Tognana. Entro la prossima settimana il sondaggio sarà ultimato e si ufficializzerà a chi andranno i voti di Pavia».
Qual è la posizione dei Giovani Industriali pavesi?
«Come Giovani Imprenditori della Lombardia abbiamo già espresso ufficialmente la nostra preferenza per Montezemolo. Ne condividiamo il programma e riteniamo che la Confindustria debba essere guidata per il prossimo triennio da una figura conosciuta in Italia e all'estero, con grandissima esperienza e capace di contribuire all'accelerazione di quelle riforme ormai indifferibili, che gli imprenditori italiani auspicano, il governo Berlusconi ha promesso di portare a termine entro la fine della legislatura e saranno uno dei temi del nostro convegno nazionale di Santa Margherita Ligure».
Quali riforme?
«Il pacchetto delle nostre proposte è ben noto a tutti. Essenzialmente, chiediamo che il governo e il parlamento proseguano sulla via della detassazione e attuino le riforme che sono in grado di portare il sistema Italia alla pari di quello degli Stati più importanti d'Europa».
Quali misure, in particolare, chiedete?
«In primo luogo, vorremmo che le piccole e medie aziende italiane, che costituiscono il tessuto connettivo dell'economia, trovassero nelle ambasciate e nei consolati convinti sponsor della loro azione all'estero. Il governo Berlusconi ha cominciato meritoriamente a creare, presso le rappresentanze, uffici di promozione e assistenza alle aziende esportatrici. Un secondo aspetto è la necessità che le piccole e medie aziende ottengano finalmente il deciso sostegno del sistema creditizio. Le banche dovrebbero dimostrare maggiore apertura nella concessione dei crediti e dei finanziamenti, e non essere soltanto sensibili alle esigenze dei grandi gruppi industriali. La provincia di Pavia può essere considerata paradigmatica: le aziende con più di 200 dipendenti si contano sulle dita di una mano e rappresentano l'1% del totale».
Ha fatto scalpore una frase di Silvio Berlusconi, secondo il quale l'esosità della tassazione può legittimare l'evasione fiscale.
«Guardi, io non mi scandalizzo affatto per le sue parole, che sono state distorte. Il presidente del Consiglio ha posto l'accento su una grave distorsione, il fatto che le aziende sono sottoposte a balzelli fiscali micidiali. In Francia o in Germania gli oneri sociali pesano per molto meno della metà rispetto all'Italia. Berlusconi non ha incitato all'evasione fiscale, ha espresso ciò che gli imprenditori pensano. Per esemplificare le sfide che si trovano a fronteggiare i piccoli e medi imprenditori italiani posso portare il caso della mia azienda».
Prego.
«L'Idreco, che ha una settantina di dipendenti e un giro d'affari di 30-40 milioni di euro, si trova a competere sui mercati del mondo con colossi del calibro di General Electric o Mitsubishi. In Libia abbiamo acquisito un contratto da 76 milioni di euro per la costruzione di 54 impianti di potabilizzazione. Stiamo fornendo tecnologia al più grande progetto che l'uomo abbia mai realizzato: si tratta di captare e depurare un immenso bacino sotterraneo di acqua che copre l'intero deserto del Sahara. I nostri impianti rimuoveranno gli eccessi di ferro, anidride carbonica e manganese e convoglieranno l'acqua attraverso tubi sotterranei che percorreranno 800 chilometri e porteranno l'acqua sulla costa del Mediterraneo. Gli altri 54 impianti li sta costruendo la Man, multinazionale tedesca da 15-20 mila miliardi di fatturato. E per aggiudicarci la commessa abbiamo battuto la concorrenza francese, spagnola e di altri Paesi, aziende centinaia di volte più grandi di noi Oggi l'Idreco, presente con consociate nei cinque continenti, potrebbe benissimo ottenere quattro o cinque commesse all'anno come quella della Libia e assumere decine di persone. Basterebbe che fossimo appoggiati allo Stato e dalle banche».
Che cosa dimostra il caso della Idreco?
«Dimostra quali difficoltà un piccolo e medio industriale pavese, e italiano in generale, si trova a fronteggiare al cospetto di concorrenti internazionali sostenuti attivamente dai loro governi, mentre noi siamo lasciati soli. Eppure, nonostante tutto, grazie alla nostra inventiva, capacità e organizzazione, spesso li battiamo. Per questo chiediamo al futuro presidente di Confindustria, che speriamo sia Montezemolo, di battersi per ottenere più attenzione per le piccole e medie aziende».
Come giudica lo stato dell'economia pavese?
«Viviamo un momento di recessione a livello mondiale. La situazione della provincia è come quella della media lombarda. Ci sembra, tuttavia, di intravvedere i primi spiragli di ripresa. Per cui siamo fiduciosi». (s. c.)