‘Il sasso arrivava da un'auto in corsa'

PAVIA. «Ho visto un ragazzo che si sporgeva dal finestrino del passeggero, sull'auto davanti a me. Poi ho sentito il botto e mi sono trovato con un sasso sul sedile e con il parabrezza sfondato». E' la drammatica testimonianza di Giovanni Pezzoli, 35 anni, operaio di Pavia, sesta vittima dei lanciatori di sassi. L'agguato si è verificato sulla tangenziale Est. La polizia è sulle tracce di un fuoristrada scuro.
L'episodio è ancora più allucinante se si considera che si è verificato intorno alle 13.30 di lunedi, in pieno giorno, su una strada a intenso traffico. Significa che gli autori di questo atto criminale non temono di essere identificati o fermati. Anche se l'attenzione degli inquirenti si va restringendo da una visione molto ampia a dettagli specifici. Si sa che a entrare in azione è stato un fuoristrada di colore scuro, forse di marca «Mercedes». E c'è il forte sospetto che i vandali abitino nella zona compresa tra il bivio Vela e la tangenziale Est.
Questo il racconto di Giovanni Pezzoli: «Saranno state le 13.30 di lunedi, ero a bordo della mia Honda Civic. Avevo oltrepassato il bivio Vela, imboccato la tangenziale e stavo scendendo dal cavalcavia sulla linea ferroviaria. Davanti a me c'era una grossa auto scura, un fuoristrada o un monovolume. A un certo punto ho visto un giovane che si sporgeva dal finestrino del lato passeggero e faceva il gesto di lanciare qualcosa. Subito dopo ho sentito l'impatto». La pietra, di circa mezzo chilo, ha bucato il parabrezza ed ha terminato la sua corsa sul sedile del passeggero.
«Sono stato costretto a fermarmi - prosegue Pezzoli - un po' per lo spavento e un po' perchè mi faceva male l'occhio sinistro. Ho chiamato la polizia e sono arrivati nel giro di pochissimo. Ma ormai quella vettura si era allontanata. Purtroppo non ho avuto il tempo di segnare il numero di targa nè di notare con precisione marca e modello. Mi pare fosse un fuoristrada, forse un Mercedes, ma non ne sono sicuro. Gli agenti della volante hanno chiamato un'ambulanza e mi hanno portato al pronto soccorso. I medici mi hanno detto che il dolore era provocato da qualche piccola scheggia di vetro e mi hanno dimesso dopo avermi medicato». Il sasso è stato recuperato dai poliziotti della squadra volante. Probabilmente verrà sottoposto ad accertamenti scientifici, anche se è abbastanza difficile rilevare le impronte digitali su una superficie del genere. In ogni caso i controlli, da parte della Questura, sono stati intensificati e si sta cercando in ogni modo di identificare gli autori di questi gesti privi di senso. L'episodio della tangenziale Est fa salire l'allarme su questi teppisti. Considerato che il sasso era di quasi mezzo chilo e che ha colpito un'auto che viaggiava a circa 70 chilometri orari, se sul sedile del passeggero vi fosse stata una persona le conseguenze avrebbero potuto essere molto gravi. Impossibile non tornare con la mente al 27 gennaio 1996, quando Maria Letizia Berdini venne uccisa a 31 anni da un sasso lanciato dal cavalcavia della Cavallosa, sulla A21, nei pressi di Tortona. Per quell'omicidio, quattro ragazzi stanno scontando diciotto anni di carcere. Questo dovrebbe indurre gli sconosciuti autori dei lanci a riflettere. Cosi come dovrebbero farli riflettere le parole del vedovo di Maria Letizia: «Non mi interessa il carcere. Mi basterebbe che portassero sempre negli occhi l'immagine del volto devastato di mia moglie».