Albertazzi: mio il finale

NAPOLI.«Un giorno Luchino Visconti mi fece leggere un'opera con un finale decisamente brutto, e mi chiese di aiutarlo a migliorarlo ed io non feci altro che consigliarli di rifarsi al finale dell'opera'L'idiotà di Dostoevskij. Cosi nacque il film Rocco e i suoi fratelli». Lo ha rivelato Giorgio Albertazzi, a Napoli per un convegno organizzato dall'Università Federico II e dall'Elsa (Legal research group) su 'Ild iritto d'autore ai tempi Internet'. L'aneddoto, per Albertazzi, racchiude in sè il senso della difficoltà di capire chiaramente cos'è il diritto d'autore. «Quando il film fu finito - ha continuato a raccontare Albertazzi - mi accorsi che nei titoli di testa, non c'era nessun tipo di riferimento all'autore russo e facendolo notare a Luchino, lui con molta naturalezza mi rispose: 'Meglio essere copiati che copiare"». «Ma di cosa si parla davvero quando ci si interroga su che cosa sia il diritto d'autore?»: questa la domanda che l'attore si è posto all'inizio del suo intervento. «Sono stato chiamato ad occuparmi della regia di un'opera lirica moderna da mettere in scena questa estate, dal titolo'33 anno domini'. Quando mi è stato dato da leggere il testo, interessante in un unico punto centrale, ma debole per il resto, mi sono trovato a riscriverlo, lasciando quindi invariato il fulcro della storia. Ho scoperto poi, in seconda battuta, che il testo originale scritto da un autore tedesco, era già stato imitato da un altro autore, ed infine cosi anche da me». «Altre volte - continua Albertazzi - l'appropriazione del testo viene anche attribuita all'attore che interpreta un certo personaggio, tralasciando automaticamente poi l'autore. Ma se lo abolissimo proprio il diritto d'autore?».