Raid al posto di polizia: 23 morti a Falluja

ROMA. Ventitrè morti, una trentina di feriti, evasioni di massa e la paura di nuovi attacchi. Con questo bilancio si è chiusa, ieri mattina, la battaglia di Falluja, quando bande armate di iracheni hanno assaltato la stazione di polizia e il municipio di Falluja, a 50 chilometri a Ovest di Baghdad. E' stata una vera e propria battaglia, ingaggiata da uomini, secondo i testimoni, addestrati a combattere e pronti a morire. L'azione di guerriglia non è durata più di un quarto d'ora, tempo sufficiente per una strage. Sul terreno, dopo il combattimento, sono rimasti poliziotti, civili e anche alcuni degli aggressori. Si cerca ora di capire a quale delle tante fazioni dell'Iraq senza pace appartenessero. E anche quale fosse il loro reale obiettivo.
Si sospetta avessero organizzato l'azione per facilitare la fuga dei prigionieri rinchiusi nelle celle del posto di polizia, per lo più criminali e sciacalli.
I guerriglieri sono arrivati a bordo di più macchine, armati di lanciagranate e armi automatiche. Un testimone ha parlato anche di mortai e armi leggere. L'assalto è stato sferrato da quattro punti diversi, stringendo di fatto in un assedio di fuoco posto di polizia e municipio. Gli agenti di guardia e quelli all'interno della casermetta sono intervenuti subito, ingaggiando un combattimento senza esclusione di colpi, tanto da riuscire a uccidere alcuni del commando, prima di soccombere. I prigionieri sono evasi dalle celle lasciate incustodite. L'effetto sorpresa, che ha lasciato poco scampo ai passanti, sarebbe all'origine della morte dei civili.
Non è la prima volta che polizia e personale amministrativo del nuovo Iraq viene fatto segno di attentati. Allo stesso modo non è la prima volta della guerriglia a Falluja. Qualche giorno fa, alla periferia della città, è stato tentato un attacco al generale John Abizaid, comandante delle Forze Usa in Medio Oriente. Nella stessa zona, tra Baghdad e Falluja, giovedi è stato ucciso un militare americano. Un'altra vittima da aggiungere al conteggio di questi giorni insieme alle tre i cui corpi sono stati restituiti ieri dal fiume Tigri.
Gli attacchi della guerriglia contro gli iracheni ritenuti collaborazionisti degli occidentali si sono intensificati con il nuovo anno. In ordine di tempo, prima dell'attentato di ieri era stato assaltato, l'11 febbraio a Baghdad, il quartier generale del nuovo esercito iracheno. Quarantasette le vittime. Il giorno prima un'autobomba aveva ucciso 55 persone, 150 i feriti, alla stazione di polizia di Iskandariya, cittadina a 40 chilometri a sud di Baghdad. Il 18 gennaio era toccato al quartier generale della coalizione, uno degli ex palazzi presidenziali di Saddam Hussein. Ventiquattro i morti, dei quali due americani, e oltre cento i feriti.
La guerriglia irachena aveva cominciato a prendersela con i connazionali a ottobre. Il 7 del mese, in contemporanea, furono attaccati a Baghdad il quartier generale della Croce Rossa e quattro stazioni di polizia. Poi, fino a al 22 novembre l'obiettivo venne di nuovo spostato contro gli occidentali, compresi gli italiani a Nassiriya. Quel giorno la polizia irachena torna a essere un obiettivo, nel triangolo sunnita. A Khan Bani Sasd e a Baaquba morirono 18 agenti, in due attentati. Altri 18 morti il 14 dicembre, a Khaldiya, a ovest della capitale. Un'autobomba venne fatta esplodere contro la stazione di polizia, ferendo anche sedici persone. (a.g.)