Spari contro la casa, forse c'è una pista

CASORATE. Dietro all'episodio dei cinque colpi di pistola esplosi contro la villetta di un quarantaduenne, a Casorate, potrebbe esserci una storia maturata in provincia di Reggio Emilia. Una vicenda di macellazioni fuori-legge e tentate estorsioni, che ha già visto l'uccisione di un extracomunitario. L'uomo residente a Casorate potrebbe essere stato vittima di un atto di intimidazione forse messo in atto per «consigliargli» di non rivelare fatti dei quali, per il suo lavoro, potrebbe essere a conoscenza.
Si tratta solo di un'ipotesi, ovviamente, ma di un'ipotesi che non viene scartata dagli inquirenti. Va subito specificato che l'uomo oggetto della minaccia, Santino Acqua, in tutta questa storia sarebbe semplicemente una vittima. E va aggiunto che una delle prime piste sulle quali si sono mossi gli investigatori riguarda un credito vantato da Acqua. Però esistono alcune coincidenze che riconducono l'uomo a una vicenda ambientata a Reggio Emilia. Tutto ruota intorno a una ditta emiliana che si occupa di macellazione. Per questa azienda lavorava Ismail Jouadi, 28 anni, cittadinanza marocchina, ucciso il 24 luglio 2002 nei pressi di Poviglio. Secondo l'accusa (già confermata da una sentenza di primo grado), il nordafricano sarebbe stato assassinato perchè ricattava quattro suoi colleghi, minacciandoli di rendere di pubblico dominio le presunte irregolarità avvenute durante la macellazione. Di quei quattro colleghi, come detto, due sono già stati condannati in primo grado, mentre è pendente un procedimento per frode alimentare nei confronti dell'azienda. Ma qual è il legame con Casorate? Santino Acqua, sino a poco fa, sarebbe stato a capo di una cooperativa che si occupava di macellazione per conto terzi. E, sino a un anno fa, la cooperativa avrebbe lavorato proprio per la stessa azienda della quale era dipendente il marocchino assassinato. Si tratta di una coincidenza abbastanza inquietante, sulla quale comunque gli inquirenti stanno conducendo accertamenti. La moglie di Santino Acqua, il giorno successivo all'episodio, aveva escluso categoricamente che lei o suo marito avessero ricevuto delle minacce. Tuttavia, in una dichiarazione rilasciata a un quotidiano emiliano, lo stesso Acqua avrebbe detto: «Minacce prima degli spari? Qualcosa. Qualcuno ha detto che sotto c'è una questione di soldi. Non lo so. Di certo è che quella ditta mi deve 180.000 euro». Spetterà ovviamente alla Procura, che sull'episodio ha aperto un fascicolo, accertare attraverso i carabinieri quale motivo abbia spinto uno o più sconosciuti a sparare contro la villetta di via Berlinguer, a Casorate. Di certo l'episodio ha rinfocolato i timori che, da qualche tempo, accompagnano la vita del centro al confine tra le provincie di Pavia e di Milano. I fatti, per ora l'unica certezza, si riferiscono alla notte tra mertedi e mercoledi. Santino Acqua e sua moglie erano già andati a dormire. Intorno a mezzanotte e mezza hanno sentito cinque detonazioni. Hanno chiesto l'intervento dei carabinieri che, nel corso di un sopralluogo, hanno rinvenuto cinque bossoli appartenenti a proiettili calibro 38, probabilmente esplosi da una semiautomatica. Una delle ogive ha perforato il cancello della villetta. Un'altra ha ferito uno dei cani della famiglia. (f.m.)