«Fazio ha detto cose non vere»

ROMA. Inaspettata, come un fulmine a ciel sereno, la notizia della lettera di Vincenzo Maranghi ad Antonio Fazio e ai presidenti delle Camere arriva in tarda mattinata a gettare lo scompiglio nella sala Mappamondo di Montecitorio, dove è in corso una tranquilla audizione nell'ambito dell'indagine sul risparmio.
Giorgio La Malfa, che presiede la seduta, non legge il testo della lunga lettera inviatagli da Pera e Casini, ma la fa distribuire ai parlamentari e cita solo una frase.
E' una frase che Maranghi rivolge ai presidenti: «Ho contestato al dottor Fazio l'infondatezza delle sue affermazioni, tanto più lesive perchè rese in difetto di contraddittorio». E' un preludio che dà il tono di tutta la lettera inviata a Fazio, cinque pagine fitte di circostanziate contestazioni alla ricostruzione della vicenda Mediobanca-Generali fatta da Fazio in Parlamento, dove sono citati episodi, incontri, date, interlocutori che infrangono in modo clamoroso il proverbiale riserbo che circonda il «pianeta-Mediobanca».
Nella missiva, inoltre, vengono messe nero su bianco anche alcune circostanze finora non note. Come il fatto che il governatore avrebbe fatto a Maranghi un nome per la presidenza di Mediobanca, chiedendogli di proporlo ai soci del sindacato come proprio candidato. «Richiesta che io declinai», dice Maranghi chiudendo cosi la lettera al governatore. E questo sarebbe, sostiene, il «qualcosa accaduto» fra Maranghi e Fazio evocato dal governatore durante l'audizione, tale da determinare il mutamento nei rapporti fra i due.
Ma quello che sta principalmente a cuore a Maranghi è smontare la ricostruzione «inveritiera» e «gravemente lesiva» della vicenda Generali fatta da Fazio (secondo cui il tentativo di scalata fatto da un gruppo francese fu favorito dagli amministratori di Mediobanca) ricostruisce l'operazione di riacquisto della quota Lazard «che non fu certo agevolata nè dalla Banca d'Italia (malgrado fossero pienamente rispettati tutti i parametri di vigilanza) nè tanto meno dalle due banche socie». Banche che furono invece responsabili della «vera scalata» di Generali, smontando cosi il «radicato convincimento che non fossero scalabili». «Immediatamente dopo il mio incontro con Biasi e nell'arco di un solo mese - aggiunge Maranghi - le quotazioni del titolo Generali, con un flottante nell'ordine dell'80%, segnarono un balzo di circa il 35% passando da una quotazione all'intorno dei 17/18 euro ad un massimo di 24,2 euro nella seduta del 3 marzo, giorno in cui venne completata la campagna di acquisto». Maranghi nega che i francesi controllassero il 20% di Mediobanca (la metà del flottante considerando che i soci del sindacano disponevano del 60% del capitale, «di cui il gruppo francese contava» per meno dell'1%). La scalata o il controllo di Mediobanca sarebbe stato «impossibile». E comunque, chiude Maranghi, «sino alla mia uscita dalla Banca l'azionariato francese nel Sindacato non andava oltre la metà della quota storica ex-Lazard; con il Sindacato del 7 aprile, che portò alla mia uscita dall'istituto, tale quota - in esito ai negoziati condotti da Capitalia e Unicredito - è salita dall'1% scarso al 10%, accompagnata inoltre da speciali diritti attribuiti ai soci d'Oltralpe».