Calcio italiano sotto esame Pescante: conteniamo i costi
ROMA. Mentre la procura di Roma indaga sui bilanci e sui debiti nascosti delle società calcistiche, a Bruxelles si gioca la partita del decreto salva-calcio, che consente di spalmare nell'arco di dieci anni le perdite dovute alla svalutazione dei giocatori.
Da Roma arrivano una risposta e una richiesta di proroga all'esecutivo europeo che ha avviato sul decreto due inchieste. Una relativa a una presunta contraddizione con le direttive Ue in materia di contabilità societaria, l'altra, condotta dal commissario Ue alla concorrenza Mario Monti, per sospetta violazione delle norme sugli aiuti di Stato. Il termine ultimo per le risposte scade oggi. E da Roma ieri sono partite venti cartelle per sostenere che l'Italia non ha concesso aiuti di Stato ai club del pallone. Per il governo, nel decreto non vi è traccia di «risorse statali» mentre la prassi giuridica europea prevede che «costituisce aiuto di Stato solamente una misura che comporti un impegno di risorse statali».
In sostanza, l'Italia nega che «l'onere per lo stato» si sia tradotto in un «beneficio per le società calcistiche». Nelle valutazioni italiane si aggiunge che i commenti di tutti i soggetti interessati dall'indagine «dovranno essere poi trasmessi alle autorità italiane per permettere al governo una replica». Solo allora il dossier sarà completo e ci sarà la decisione definitiva, «probabilmente negativa». Sull'altra questione aperta con l'Ue, quella relativa alla stesura dei bilanci, l'Italia ha chiesto una proroga di 30 giorni per l'invio delle proprie osservazioni. L'indagine è stata avviata dal commissario Ue per il mercato interno, Frits Bolkestein. La proroga sarà concessa, ma la situazione rimane critica. «Serve un piano industriale per il contenimento dei costi, perché se continua cosi non so che reazione ci sarà in Parlamento - sostiene il sottosegretario ai Beni Culturali con delega allo sport, Mario Pescante -. Nessuna rivoluzione ma spero che il mondo del calcio dia una sensazione di ravvedimento».
La ricetta per Pescante è chiara: «Riduzione del numero di società, della rosa dei giocatori e anche del loro costo, di quanto incidono sui bilanci». Il ministro Antonio Marzano rassicura: «Bisogna reintervenire in questo settore, anche perché il primo intervento del governo ha provocato contestazioni in sede europea. Troveremo nuove soluzioni. Il calcio non rischia la bancarotta». Ma Oltralpe non la pensano allo stesso modo: «Gli italiani devono rispettare le regole come tutti gli altri. Senza sconti», dice Lars Christer Olsson, nuovo direttore generale dell'Uefa in un'intervista all'Espresso. Sottolineando che se vogliono partecipare alle prossime coppe europee i club italiani devono mettere in regola i propri bilanci non oltre il 28 febbraio.