Il mutuo inguaia ex-direttore di banca


VIGEVANO. Un'ex-direttore di banca a processo per tentata truffa e falso. La garanzia per un mutuo da 150 milioni concesso ad una ditta vigevanese di abbigliamento ha messo nei guai l'ex-responsabile della filiale vigevanese di un istituto di credito con sede nell'Italia centrale.
Il funzionario 61enne, residente fuori regione, non è più in servizio a Vigevano e comunque il processo riguarda la sua responsabilità personale e non l'istituto di credito in cui lavorava. L'episodio risale a 7 anni fa e non è il solo che vede coinvolto l'ex-direttore. Un altro caso è attualmente all'esame del giudice delle udienze preliminari per reati che vanno dalla truffa all'appropriazione indebita. Per quest'ultimo fatto il pubblico ministero aveva chiesto l'archiviazione, contro la quale però la parte offesa ha presentato opposizione. La vicenda è stata discussa davanti al gup il 29 gennaio. L'avvocato difensore, Fabio Santopietro, si è associato alla richiesta di archiviazione del pm e il giudice si è riservato di decidere.
E' invece già giunto in aula ed è stato rinviato per sentire altri testimoni il processo per la presunta truffa collegata al mutuo di 150 milioni a favore di un'azienda di abbigliamento, poi dichiarata fallita nel 1999. Per affrontare le difficoltà, l'impresa si era rivolta al direttore dell'istituto di credito. Secondo la ricostruzione dell'accusa, nel dicembre 1997 il funzionario si era accordato in modo informale con l'imprenditore e un commercialista. La banca avrebbe concesso un mutuo di 150 milioni di lire all'azienda e il commercialista avrebbe versato garanzia fidejussoria con scadenza fissata ad un anno dalla data di stipulazione del mutuo. Vista l'urgenza del finanziamento, il commercialista accettava le condizioni e il giorno stesso firmava un modulo di contratto di fidejussione con oggetto in bianco autorizzando l'allora direttore della filiale a riempirlo nel rispetto delle condizioni contrattuali.
Ma l'accusa sostiene che le cose poi non andarono esattamente cosi. Successivamente il funzionario avrebbe completato il modulo, ma in modo abbastanza 'disinvolto" facendo figurare come oggetto del contratto tra la banca e l'imprenditore non un mutuo senza emissione di cambiali, ma un finanziamento con sconto di 'pagherò" diretti a firma della ditta. Inoltre avrebbe dilatato i termini della garanzia fino al 31 dicembre 2002, quindi ben oltre oltre i 12 mesi pattuiti nel dicembre 1997. Modifiche, quindi, che andavano a danno dell'imprenditore e del commercialista, convinti di aver sottoscritto un contratto di mutuo e una garanzia fidejussoria a condizioni diverse.
Le parti offese avevano presentato una querela che poi era stata ritirata. Ma il procedimento è andato avanti perchè la tentata truffa aggravata è perseguibile d'ufficio. L'aggravante è rappresentata dal fatto che l'ex-direttore avrebbe agito abusando del suo ruolo e delle sue relazioni d'ufficio.

Lorella Gualco