Ottavia Piccolo, intensa e poco dark-lady

PAVIA. Per il ritmo, le folgorazioni spaziali, la disinvoltura creativa, la capacità di incidere i contorni emotivi, le tinte accese dei duetti, le sculture, abbozzate con felice ruvidità, dei personaggi principali e la curiosa miscela di thriller e tragedia, il trattamento del rapporto tra bene e male, fra vita e morte, 'Bellissima Maria" è sicuramente intrigante.
Ma il lavoro di Renato Cavosi, nel contempo, soffre di una certa retorica freddezza delle narrazioni, con un parlato neomelodrammatico e con i protagonisti che aspirano alla lingua del mito, rinunciando ad un realismo che forse avrebbe conferito alla vicenda i connotati della (seppure terribile) quotidianità. Il che rende il tutto un po' pretenzioso, finendo per raffreddare e persino rarefare gli umori della vicenda. Cosi concertata, l'opera perde una parte della sua potenza strutturale, che invece emerge con bella evidenza nella capacità di scrivere - attraverso il testo - una vera e propria regia cadenzata. Infatti l'autore con uso magistrale del montaggio, effettuato tramite agili zapping tra una sequenza e le altre, l'autore porta alla rivelazione finale, che getta un'ombra sinistra e angosciosa su tutta la vicenda rappresentata: le tensioni di gelosia, amore, passione, odio fra i tre protagonisti che si sono viste dipanarsi durante l'azione non risultano, a consuntivo, episodi reali, bensi fantasmi della mente, sedimenti della memoria e dell'anima, che, rimossi, consentono a madre e figlio di uscire dall'orrore della loro colpa.
L'esperta regia di Sergio Fantoni gestisce con abilità questa storia difficile che sembra girare su sé stessa, in circolo, senza sviluppo alcuno, con movimenti continui, di posizione, di luogo, di relazione, accompagnata dall'onda struggente di un mambo sempre eguale. E guida lo spettacolo fra la simbologia della scena a piani sghembi di Nicolas Bovey (capace di definire nel contempo ambienti diversi, come la stanza adibita a sartoria, la palestra, la sala da ballo, l'ufficio dell'investigatore, la camera da letto), il realismo dei costumi di Annamaria Heinrich e delle sequenze pugilistiche (per altro poco convincenti) ed alcuni elementi che talora si aggrumano senza amalgamarsi, cosi come la recitazione talora gridata di tutti i protagonisti. Di Ottavia Piccolo, che è una Maria intensa, ma forse troppo dolce, educata e di buone maniere per essere una 'dark lady" che soddisfa la sua voracità sessuale senza ombra di peccato. Di un misurato Ivano Marescotti, che mantiene un certo equilibrio nel registro delle ambiguità del suo oscuro Rocco, dando corpo con acuta partecipazione alle ossessioni ed alla concreta parabola vitale del personaggio. Di Fausto Marciano, che delinea un impetuoso Patrizio tutto esteriore e sopra le righe, impacciato nella sua acerba irruenza. (f. cor.)