Bonino: ci trasformano in cittadini vaticani
ROMA.«Il problema è che fare ora: se mi chiede se è il momento di lanciare un referendum per cancellare una legge pazzesca che ci riporta indietro di vent'anni e stabilisce che un embrione di cinque giorni e sei cellule vale di più della vita di Luca Coscioni o di qualunque altro malato di diabete, io dico no. Non me la sento. Non ci sono i presupposti. Se davvero esiste un fronte laico capace di opporsi all'obbrobrio oscurantista approvato dal Parlamento sulla fecondazione assistita cominci qualche altro partito a raccogliere le firme».
Emma Bonino, leader storica dei radicali italiani che ha portato al record dell'8 per cento di voti, dopo l'esperienza come commissario europeo per gli aiuti umanitari, un'esperienza valsa a lei e al Paese molti attestati internazionali di stima, è letteralmente esterrefatta per la legge approvata ieri alla Camera. Ma non è affatto ottimista per il futuro. E, come in diverse occasioni negli ultimi tempi, da quando si è trasferita al Cairo e ha iniziato a studiare l'arabo inaugurando una nuova stagione politica, è perplessa sulla linea politica scelta dai radicali italiani e da Marco Pannella in particolare: il referendum abrogativo.
«Intendiamoci, questa legge è un vero scandalo: neanche in Arabia Saudita è limitato a tre il mumero degli embrioni fecondabili. E non solo per quanto riguarda i diritti delle donne e la procreazione ma più in generale per quanto riguarda i diritti del malato. Stanno creando i presupposti di un turismo sanitario del futuro, riservando ai ricchi la possibilità di curarsi e di tentare la maternità in Europa, dove la ricerca andrà avanti. Una sanità a doppio binario: o procreazione clandestina o nulla».
E invece...
«Invece questa classe politica ci sta trasformando in cittadini vaticani. In Europa siamo già l'unico paese in cui non è possibile ricorrere all'aborto terapeutico perché la Ru486 è proibita. Nel 2001, quando insistevamo a voler discutere di questi temi in campagna elettorale, Berlusconi come D'Alema ci hanno spiegato che non era il caso, che temi come questi non sono nell'agenda politica perché riguardano la coscienza delle persone. E invece, come si capisce leggendo il rapporto Dulbecco, solo in Italia potrebbero essere venti milioni i cittadini interessati. I progressi nella ricerca potrebbero in pochi anni debellare malattie come il diabete. Si capisce perché destra e sinistra non vogliano portare all'attenzione dei cittadini questi temi: se gli italiani scoprissero che li si sta privando del diritto alla salute, li manderebbero al diavolo».
M.B.