«Ormai nelle nostre aziende il budget conta più della salute del paziente»

MANTOVA.Strumenti che scarseggiano, medici costretti a fare soprattutto i contabili, pazienti dimessi prima del tempo e chiamati a pagare ticket più salati in cambio di prestazioni inferiori. Questo il ritratto della sanità pubblica tracciato da uno dei tantissimi medici che ieri hanno incrociato le braccia. Primario da 14 anni del reparto di Otorinolaringoiatria dell'ospedale Carlo Poma di Mantova, il professor Nicola Taurozzi vede come unica via di uscita «una revisione strutturale del servizio sanitario».
E' vero che il budget conta più del paziente?
«Oggi il ruolo del medico è mortificato. Non è più quello di programmatore e organizzatore del servizio in funzione della domanda di cure. Deve ragionare in funzione di un rigido budget e questo comporta una qualità inferiore del servizio. Solo restituendo al medico il suo ruolo si può offrire una qualità che non sia solo uno slogan».
E i fondi scarseggiano...
«Mancano risorse e strumenti e ciò si ripercuote sulla prestazioni. I tagli dall'ultima Finanziaria porteranno i cittadini a pagare di più i ticket per avere servizi inferiori».
Cos'altro non funziona?
«Le nomine di direttori generali, primari e direttori di dipartimento non vengono fatte in funzione delle competenze specifiche ma prevalentemente in funzione dell'appartenenza politica. Anche questo comporta più spese: se i primari sono capaci, risparmi».
In che altro modo si potrebbero risparmiare risorse?
«Con una maggior integrazione tra medici di base e ospedalieri perchè il malato abbia un percorso ben identificato che gli permette di evitare peregrinazioni tra reparti e ambulatori ed esami inutili che spesso si sovrappongono».
E i ricoveri-lampo?
«Le dimissioni precoci sono dovute alla carenza di posti letto ma anche al Drg che abbiamo compiato dagli Stati Uniti. E' il 'valore della prestazione", significa che il paziente paga per la malattia una cifra comprensiva di tutto, ricovero, cure, intervento. Quindi, anche se ne ha bisogno, non lo si può trattenere in ospedale più di quanto previsto dal Drg perchè costerebbe troppo. Andrebbe bene se ci fosse l'assistenza domiciliare per affrontare eventuali complicazioni, ma manca e le Asl hanno ridotto le risorse per questi interventi».
Non ha mai avuto la tentazione di passare al privato?
«Mai perchè credo che la struttura pubblica riesca a farsi carico di servizi che il privato non vuole per ragioni di costi. Ma sono molti quelli che abbandonano il pubblico per il privato, la fuga è innegabile».
Cosa farete ora? Il ministro Sirchia ha detto che sta dalla vostra parte
«Sirchia è ingabbiato in una logica di pressioni politiche. Se non arriveranno risposte ragionevoli dal governo saremo costretti a scioperare ancora». (m.v.)