L'Olocausto descritto da chi l'ha vissuto

VOGHERA.«Non rinunciamo a conoscere la storia perché il passato ci insegna a costruire il futuro»: con questa esortazione il preside del Plana, Francesco Rubiconto, ha dato il via ieri mattina ad Adolescere ad una conferenza sul tema della «shoah». Al tavolo dei relatori Giuseppe Calandra, docente di storia e filosofia, e il professor Enrico Magenes, presidente dell'Aned (Associazione nazionale ebrei deportati) di Pavia. I relatori hanno parlato ai ragazzi con molta semplicità, lasciando parlare i fatti. E' cosi che la platea, composta e attenta, si è vista scorrere davanti agli occhi le immagini di un massacro inaudito. A Calandra il compito di delineare il quadro storico che fece da cornice alla persecuzione degli ebrei, mentre a Magenes è spettato quello di narrare la sua storia personale: quella di un deportato che fu incarcerato a Pavia, trasferito a San Vittore, di qui a Bolzano e poi imprigionato nel campo di Flossemburg, al confine con la Cecoslovacchia. Al preside Rubiconto il ruolo di fare da tramite fra i relatori e gli alunni: «Pensate, ragazzi, uccidere un solo milione di uomini e donne equivale a dire togliere la vita 25 volte a tutti i residenti di una città grande come Voghera. E' impressionante: nei lager sono stati uccisi 12 milioni di innocenti». Il professor Calandra, rivolgendosi ai giovani studenti del Plana, ha spiegato: «Abbiamo bisogno di ricordare: per non cadere nella faciloneria di quanti parlano della storia senza conoscerla, ma anche per guardarci dal serpeggiante antisemitismo e da quanti simpatizzano per nazismo o fascismo. L'ebreo è soltanto un volto del 'diverso" che ci ha sempre fatto paura». Il professore, ripercorse le radici storiche e i fatti che condussero alla «shoah», ha parlato anche del ghetto di Voghera: «Piazza Fratelli Bandiera era piazza Delle Chiudende, un nome derivato dai cancelli che al tramonto si chiudevano per impedire agli ebrei di mischiarsi agli altri. Questo era il trattamento riservato agli ebrei anche in una città di provincia». Poi ha preso la parola Magenes che ha raccontato ai ragazzi un pezzo di storia pavese, quella di un deportato che ha conosciuto gli orrori dei lager, la fatica dei lavori forzati e la totale privazione di dignità. Negli occhi la consapevolezza di chi non può dimenticare lo sterminio. (e.b.).