Quando i grandi venivano a ritirare la Matricola d'Oro

PAVIA.Il primo fu Riccardo Bacchelli. Poi venne Herbert von Karajan. Negli anni ruggenti dell'Università, quando il collegio Ghislieri forgiava i futuri intellettuali, uomini di governo, dirigenti del Paese, un gruppo di ex-laureati, da Vittorio Beonio Brocchieri a Piero Malcovati, da Arturo Colombo a Cesare Bonacossa crearono l'Alat, l'associazione laureati dell'ateneo ticinense e inventarono un premio: 'La matricola d'oro", assegnata a una grande personalità del mondo della cultura. «Aveva le insegne della minerva d'oro e un papiro goliardico tracciato da Giuseppe Novello, disegnatore de La Stampa - ricorda Arturo Colombo - Per la realizzazione della Minerva andammo a Brera da Francesco Messina (scultore che ha realizzato la statua in piazza Minerva a Pavia, ndr), Beonio Brocchieri ed io. Messina ci disse che era in quel momento troppo impegnato e allora, con astuzia, Beonio gli disse: 'Peccato, a noi serve subito, andremo da Manzù". Il mattino seguente il bozzetto era pronto. La prima matricola d'oro fu assegnata allo scrittore Riccardo Bacchelli». E in quegli anni Pavia seppe richiamare in ateneo ospiti davvero prestigiosi: vennero Albert Sabin, l'inventore dell'antipolio, lo scrittore George Simenon, Giorgio De Chirico, il Nobel Giulio Natta, Federico Fellini con Giulietta Masina, Norberto Bobbio. Ed Enzo Ferrari: «Andammo insieme a Maranello per convincerlo pensando fosse un pesonaggio ostico ma lui ci spiazzò e disse subito si» ricorda Colombo. Forse l'evento più curioso accompagnò la visita di von Karajan. Quando il celebre direttore d'orchestra usci dall'Aula Magna in piazza Leonardo da Vinci, fu issato su una delle torri un vessillo con il suo nome e la banda di Vidigulfo intonò le prime note. «Von Karajan scese i gradini, si uni ai musicisti e diresse la banda, davanti a centinaia di pavesi. Chissà se qualcuno ha conservato una foto dell'avvenimento?». (m.g.p.)