Orrore a Mosca nell'ora di punta Dilaniate dall'esplosione 39 persone

MOSCA. Trentanove morti e 122 feriti, dodici dei quali in condizioni gravissime. Ha provocato una carneficina l'attentato suicida che alle 8,40 di ieri mattina ha sventrato un vagone della metropolitana gettando nel panico il centro di Mosca. L'esplosione avvenuta in una galleria fra le stazioni di Avtozavodskaya e Paveletskaya, a meno di tre chilometri dal Cremlino, è stata potentissima. E per per oltre quattro ore i soccorritori hanno lottato in uno scenario d'inferno, fra grida e corpi dilaniati, per riportare in superficie le vittime, i feriti e millecinquecento passeggeri rimasti intrapppolati nelle altre carrozze.
La Procura di Mosca sembra non avere dubbi sulla pista cecena. Sarebbero stati due terroristi kamikaze, un uomo e una donna, a salire nel metrò con un borsone colmo di esplosivo. Lo proverebbero le immagini riprese dalle telecamere interne. Una coppia sospetta notata anche da alcuni testimoni sopravvissuti alla tragedia. Erano in due, parlavano a voce alta sul marciapiede dove si stava fermando il treno, dicevano «oggi vi facciamo una bella festa», ha raccontato alla polizia un dipendente del metrò in turno di servizio.
Certo è che l'ordigno è detonato alle 8,40, in pieno orario di punta, nel metrò affollato. Un'esplosione devastante «che ha aperto il secondo vagone come una scatola di sardine. Pezzi di lamiera sono conficcati nel muro della galleria», ha detto il capo della protezione civile, Igor Lushaiev, dopo il primo sopralluogo.
La scena che si è offerta alle squadre di soccorso è stata orribile. Nel tunnel invaso dal fumo e dalle fiamme si udivano le urla delle persone intrappolate al buio nelle carrozze. E poi quelle dei feriti, feriti a dozzine; con ustioni profonde, arti dilaniati. E a terra brandelli di corpi. «È difficile immaginare cosa abbiamo visto là sotto», ha dichiarato sconvolto alla radio moscovita il parlamentare della Duma, Valery Draganov.
Sul luogo della strage si sono subito concentrate decine di mezzi di soccorso. Cinquanta ambulanze, autobotti dei vigili del fuoco, pattuglie di polizia. E all'evacuazione dei feriti hanno preso parte anche numerosi elicotteri. Le operazioni di recupero sono state lunghe e difficili. Chi ha potuto è tornato in superificie con le proprie gambe percorrendo quasi tre chilometri di galleria. I feriti sono stati portati via in barella, in tutti gli ospedali della città; e almeno 16 sono in pericolo di vita. I morti sono stati ricomposti sulla piattaforma della stazione più vicina.
La strage del metrò è l'ennesimo attentato che colpisce Mosca da quando gli indipendentisti ceceni, lo scorso anno, annunciarono l'estensione della guerriglia a tutto il territorio della Federazione. Il capo dei separatisti Aslan Maskhadov ieri ha negato la paternità della «sanguinosa provocazione» che, ha detto, «condanniamo senza mezzi termini». Ma Vladimir Putin ha speso parole durissime. «Sappiamo per certo che Maskhadov e suoi banditi sono collegati a questo terrorismo. Non ci servono conferme indirette», ha replicato i presidente russo, affermando che il terrorismo «è la peste del XXI secolo» e che «con i terroristi la Russia non tratta. Li elimina».(a.g.)