Beretta, Forni e Lodola: tre pavesi al Cairo per la grande mostra che è dedicata alla luce

PAVIA. E' in pieno svolgimento in Egitto, a El Hanager, la mostra «Cento Soli. Omaggio alla luce nell'arte e nel design (1950-2000)» - promossa dalla provincia di Pavia e dalla Fondazione Sartirana arte - che ha portato sulle rive del Nilo il meglio dell'arte e del design italiano sul tema della luce. La mostra, inserita nel progetti «ItaliaEgitto incontro di culture 2003-2004» è stata inaugurata lo scorso 22 gennaio.
Al taglio del nastro erano presenti il Ministro della Cultura egiziana Farouk Hosni, il primo Sottosegretario alla Cultura Cherif El Shoubashy, l'Ambasciatore italiano Antonio Badini, il Presidente della Provincia di Pavia, Silvio Beretta e quello della Fondazione Sartirana Arte Giorgio Forni. La mostra resterà aperta fino al 19 febbraio nella sala esposizioni di El Hanager art center.
Tra la mitologia di Amon Ra e le moderne conquiste della scienza, «Cento Soli» offre una esaustiva panoramica della creatività italiana di artisti, designer, architetti che hanno lavorato e lavorano su e con la luce. E' il caso dell'artista pavese Marco Lodola che ha portato in Egitto alcune delle sue celebri opere in cui la luce è un elemento costitutivo di grande significato: come i neon delle luminarie americane, i fili di luce danno nuovo volto e nuovo significato alle opere in plexiglass colorato o disegnano i contorni di figure che altrimenti resterebbero senz'anima.
Accanto alle opere di Lodola, quelle in vetro di Murano di Angelo Rinaldi, che propone una ricerca sull'effetto della luce naturale che attraversa i materiali e si mescola a metalli poveri o preziosi, al vetro. Ai totem si ispira invece l'artista fiorentino Roberto Fallani, le cui strutture in ferro uniscono, in una sincretica riflessione sulla luce di ieri e di oggi, materiali antichi, come il vetro, e nuove frontiere della tecnologia, come le fibre ottiche, creando oggetti di grande suggestione. Di grande impatto anche le opere di Ceroli e quelle di Mario Merz, che già negli anni '60 utilizzava tubi illuminati per trapassare gli oggetti e creare le celebri scritture algoritmiche.
Accanto alle opere d'arte contemporanea che raccontano la nuova interpretazione della luce, la mostra propone un percorso tra gli oggetti del design made in Italy realizzati dall'industria, soprattutto a partire dagli anni '50.
In quegli anni, infatti, le maggiori aziende - Fontana Arte, Flos, Artemide, Luce plan, la Murrina - hanno chiesto ad architetti di grido di progettare lampade d'avanguardia: oggi le creazioni di Giò Ponte, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Giotto Stoppino, Philip Stark sono classici del design italiano, veri e propri pezzi da museo.
Grazia Bruttocao